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In tribunale gli strascichi della campagna elettorale del 2009
Continuano gli strascichi dellinfuocata campagna elettorale del 2009, che vide scontrarsi il giornalista di origini gaviesi Gigi Moncalvo e lex sindaco Lorenzo Robbiano. Il giornalista è stato condannato in primo grado e ora la Corte di Appello di Torino ha confermato la condanna.
Continuano gli strascichi dell?infuocata campagna elettorale del 2009, che vide scontrarsi il giornalista di origini gaviesi Gigi Moncalvo e l?ex sindaco Lorenzo Robbiano. Il giornalista è stato condannato in primo grado e ora la Corte di Appello di Torino ha confermato la condanna.
NOVI LIGURE – Continuano gli strascichi dell’infuocata campagna elettorale del 2009, che vide scontrarsi il giornalista di origini gaviesi Gigi Moncalvo e l’ex sindaco Lorenzo Robbiano.Per la campagna elettorale, il candidato sostenuto dalla coalizione di centro destra attivò un sito internet dal titolo “lanovichevorrei” attraverso il quale vennero diffusi articoli che vennero ritenuti diffamanti da molte delle persone citate.
In particolare, scattarono le querele di Andrea Vignoli, all’epoca direttore di Novionline.net, Maurizio Billi, direttore dell’orchestra della Polizia di Stato, e di Camillo Acri e Mauro D’Ascenzi, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Acos Spa.
Il processo, disputatosi davanti alla sezione distaccata di Novi Ligure del Tribunale di Alessandria nel luglio 2012 si concluse con la condanna di Gigi Moncalvo ad una multa di 900 euro e un risarcimento di 2.500 euro ciascuno ai ricorrenti, oltre al pagamento delle spese processuali sostenute.
Durante il processo Moncalvo sostenne di non avere nessuna responsabilità circa gli articoli pubblicati dal sito “lanovichevorrei” da cui scaturirono le denunce oggetto del processo.
Nella sua dichiarazione, Moncalvo affermò di essere vittima di uno sviamento delle indagini operato da parte della polizia postale, che lo chiamò in causa anche se il sito in questione solo dal 21 aprile 2009 (cioè successivamente alla pubblicazione degli articoli ritenuti lesivi) risultava di proprietà di Gigi Moncalvo.
“Al tempo delle denunce – spiegò Moncalvo al Giudice Zulian – il sito era di proprietà di Danilo Parodi e quindi è lui che dovrebbe essere sul banco degli imputati. Io vengo indicato come autore di articoli che non portano la mia firma, e che non ho scritto”.
Del sito, dichiarò Moncalvo, si occupavano altre persone: “Summa, Soro, Alpino, Mascolo” questi i nomi fatti dall’imputato. Inoltre Moncalvo contestò la “insolita rapidità” (l’indagine della Polizia Postale cominciò il giorno successivo alla prima denuncia, presentata da Vignoli) con cui furono avviate le indagini da parte della polizia postale.
Contro la sentenza Moncalvo è recentemente ricorso in appello davanti alla Terza Sezione Penale della Corte di Appello di Torino, che ha confermato la condanna stabilità in primo grado.
Nonostante quanto stabilito dal giudice, Moncalvo non risarcì nessuna delle persone che vennero diffamate, né pagò le spese legali. Ora, probabilmente, si dovrà aspettare il ricorso in Cassazione.