Vendemmia: dieci giorni d’anticipo
Produttori e enologi sfatano un paio di storie circolate in questi giorni. "Il caldo e l'assenza di pioggia rallentano il ritmo della pianta". Saranno i campionamenti a dettare i tempi
Produttori e enologi sfatano un paio di storie circolate in questi giorni. "Il caldo e l'assenza di pioggia rallentano il ritmo della pianta". Saranno i campionamenti a dettare i tempi
OVADA – In tempi di social network, la promozione del vino si fa anche con un hashtag che diventa un aggregatore automatico di tutto quanto può raccontare il momento dell’attesa e della speranza dei viticultori: #harvest15 è quello di quest’estate. L’anno scorso di questi tempi tutti guardavano al cielo, gonfio di pioggia, e a temperature inferiori alla media. Quest’anno lo scenario sembra essere diametralmente opposto. Lo si vede in vigna. A Carpeneto, l’hanno constatato di persona qualche giorno fa turisti australiani in visita all’azienda Rocco di Carpeneto per una degustazione. C’è chi invece sfrutta il periodo attuale come un percorso educativo per avvicinare i bambini alla natura e alla cultura della terra. Tra i filari procede intanto l’invaiatura, la fase in cui l’uva inizia a prendere colore. “La maturazione – spiega l’enologo Vincenzo Munì – è sicuramente anticipata rispetto all’anno scorso ma non come si dice. Saremo in anticipo di una decina di giorni. Con il caldo, e la pioggia quasi assente, la pianta rallenta il suo ritmo vitale”.“Siamo ottimisti – racconta Italo Danielli, presidente del consorzio dell’Ovada docg – anche se come ogni anno la differenza vera la faranno gli ultimi dieci giorni. Contano sempre i trattamenti, la gestione delle uve nel primo periodo, decisivo per tenere lontano le malattie e innalzare la qualità. Ma chi ha passato questa fase senza danni può guardare con fiducia al raccolto. Di certo sta facendo caldo: chi lavora ogni giorno il peso del sole lo sente sulla schiena”. L’ideale, oltre al caldo sarebbe un po’ di pioggia nel mese di agosto, in modo da accelerare i processi naturali dell’uva: la crescita degli zuccheri, l’abbassamento dell’acidità, la modifica delle caratteristica degli acini. Per una valutazione complessiva con diverse scadenze, si effettuano campionamenti di circa 400 acini per ettaro, si pigiano e da essi si estrae il 70% di mosto su cui si determinano zuccheri, acidità totale, pH, acido malico, acido tartarico: il ritmo di progressione è fondamentale per arrivare a una decisione definitiva sulla maturazione. Sta poi all’enologo interpretare i dati in base al vino che si vuole ottenere.
“Per un vino bianco – prosegue Munì – non necessariamente si cerca la maturazione massima perché può nuocere ai sapori freschi e fruttati che costituiscono un valore importante”. “Negli ultimi anni – conclude Danielli – abbiamo lavorato molto, come consorzio, per accrescere la qualità renderla più uniforme. Scambiarsi informazioni, condividere le degustazioni dei nostri prodotti, è fonte di conoscenza, ci permette di avere molte più informazioni sui vini che produciamo. Io ho imparato molto in questo periodo”. Vale anche soprattutto per l’Ovada, un vino che punta a essere il prodotto di punta, il rosso da “esposizione” del territorio. Per un vino che deve durare nel tempo l’uva sarà ben matura, con un bel grado zuccherino, e di conseguenza alcolico. La macerazione sarà lunga e la temperatura di fermentazione intorno ai 30 gradi. Il prodotto finale avrà profumi di frutta matura, a volte di confettura.