Dalla legge 106 un fondo per le famiglie indigenti
La 106, la legge nazionale del 2011 che permette, da parte dei privati, di edificare in deroga, quindi senza seguire i dettami del Prg (Piano regolatore generale), aiuterà le famiglie novesi in difficoltà. Lamministrazione comunale nel definire il bilancio di previsione 2015, ha deciso di istituire un fondo per indigenti.
La ?106?, la legge nazionale del 2011 che permette, da parte dei privati, di edificare in deroga, quindi senza seguire i dettami del Prg (Piano regolatore generale), aiuterà le famiglie novesi in difficoltà. L?amministrazione comunale nel definire il bilancio di previsione 2015, ha deciso di istituire un fondo per indigenti.
NOVI LIGURE – La “106”, la legge nazionale del 2011 che permette, da parte dei privati, di edificare in deroga, quindi senza seguire i dettami del Prg (Piano regolatore generale), aiuterà le famiglie novesi in difficoltà. L’amministrazione comunale nel definire il bilancio di previsione 2015, ha deciso di istituire un fondo per indigenti attraverso il contributo straordinario della “106”. Tale norma è nata con uno scopo economico cioè quello di incentivare l’edilizia e per evitare ulteriore consumo di suolo. Infatti, la norma riguarda la riqualificazione di aree degradate o interventi su edifici in via di dismissione o abbandonati. È possibile anche una dislocazione delle cubature con interventi di demolizione e ricostruzione con un premio volumetrico (più 20% per uso residenziale, più 10% per altro uso).
I privati che presentano i loro progetti, se accolti dal consiglio comunale, devono pagare, oltre ai consueti oneri di urbanizzazione, anche un contributo straordinario che varia a seconda dei progetti. Se i progetti fino a oggi presentati otterranno l’ok del consiglio comunale che si pronuncerà il 28 luglio prossimo, nelle casse di questo fondo speciale arriveranno circa 70 mila euro.
“Purtroppo – dice l’assessore all’Urbanistica Maria Rosa Serra – stiamo vivendo un momento di difficoltà generale. Sono sempre più numerose le famiglie che non riescono a fare fronte alle spese, per questo l’amministrazione che deve anche fare i conti con sempre più cospicui tagli finanziari da parte del Governo centrale, ritiene che la scelta di utilizzare il contributo straordinario sia un modo concreto per affrontare il problema”.
I progetti che verranno esaminati dal consiglio comunale a fine luglio riguardano l’ex discoteca Before di via dei Mille dove, al posto del capannone che ha anche ospitato un pub, divenga una palazzina di 4 piani e 11 alloggi nel palazzo Simaf di via Pietro Isola. In questo caso il proponente chiede di trasformare i locali da direzionali a residenziali. I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno chiesto, prima di esprimersi nell’assemblea pubblica, di effettuare un sopralluogo che si è tenuto lunedì scorso.
La richiesta del Movimento 5 Stelle ha scaldato, per così dire, gli animi durante la commissione consiliare Urbanistica la scorsa settimana. Marco Bertoli, capogruppo Forza Italia e Lega Nord ha detto: “Noi non siamo la Gestapo ma dei consiglieri comunali. Questa richiesta scaturisce dal fatto che per il Movimento 5 Stelle il privato abbia agito in male fede”. Bertoli poi ha aggiunto: “Se durante il sopralluogo ci si rende conto del degrado dei locali in questione, dovete rivedere la vostra posizione. Oggi, mi pare di capire, che i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle sono contrari ha rilasciare il nulla osta, ma se il degrado è tangibile e si constata che il privato non ha voluto “fare il furbetto”, dovete rivedere la vostra posizione”.
Il capogruppo pentastellato, Fabrizio Gallo ha ribattuto: “Noi vorremo solo capire lo stato di degrado e se i locali del palazzo Simaf non sono mai stati affittati. Non accusiamo nessuno”. Per l’assessore Serra la posizione dei consiglieri comunali significa che “non ci si fida dell’operato dei tecnici. E vi arrogate il lavoro di vigilanza che non compete ai consiglieri comunali”. La proposta del gruppo consiliare pentastellato è stata accolta anche dal consigliere comunale Pd Dilva Manfredi e da Maria Rosa Porta.