Prova di forza
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Prova di forza

L’emergenza profughi ("Una catastrofe umana", l’ha definita il sindaco di Alessandria Rita Rossa) si sta dimostrando in tutta la sua drammaticità, tanto da spingere il Prefetto Romilda Tafuri a convocare d'urgenza i 190 sindaci dell'alessandrino. Esiste un criterio diverso nell'accogliere i migranti che non sia quello della disponibilità dei singoli comuni?

L?emergenza profughi ("Una catastrofe umana", l?ha definita il sindaco di Alessandria Rita Rossa) si sta dimostrando in tutta la sua drammaticità, tanto da spingere il Prefetto Romilda Tafuri a convocare d'urgenza i 190 sindaci dell'alessandrino. Esiste un criterio diverso nell'accogliere i migranti che non sia quello della disponibilità dei singoli comuni?

OPINIONI – Dagli articoli recenti di Marco Madonia su questo foglio, si capisce sempre di più quanto – a dispetto di chi si ostina a non volerla chiamare così – l’emergenza profughi («Una catastrofe umana», l’ha definita il sindaco di Alessandria Rita Rossa) tale si stia dimostrando. Soprattutto se il prefetto Romilda Tafuri ha ritenuto di dover convocare d’urgenza 190 sindaci dell’alessandrino, per spiegare loro la drammaticità della situazione e per cercare soluzioni il più possibile condivise e, non meno importante, che comportino il minore impatto sociale possibile sul Territorio.
Quel che è stato chiesto ai Comuni, innanzitutto, è un censimento degli immobili pubblici e privati idonei ad alloggiare i nuovi arrivati: un provvedimento quasi ovvio, in effetti, al punto di chiedersi come mai – piccoli o grandi che siano i nostri municipi e proprio perché il fenomeno è arcinoto – ci sia stato bisogno di chiederlo.
Molti di questi primi cittadini, sia chiaro, in termini di accoglienza hanno già fatto moltissimo, giacché il numero delle persone arrivate nella nostra provincia sta superando di gran lunga le previsioni: Alessandria ha recepito altri trecento stranieri nelle scorse settimane. A differenza di altri che invece hanno fatto poco, o nulla.
Le sperequazioni, da questo punto di vista, sono abissali e denotano l’assenza di qualsiasi criterio diverso dalla disponibilità dei singoli: a fronte di una decina di persone ospitate in una cittadina come Tortona (oltre 25 mila abitanti), per esempio, sono contrapposte realtà come quella di Gabiano, giusto per fare un altro esempio, che coi suoi 1200 abitanti ne accoglie già quaranta. In assenza di una politica nazionale ed europea in grado di risolvere questo fenomeno, i metodi quanto meno per arginarlo ci sono: diversi tra loro, ma tutti che presentano lati negativi e positivi insieme.
Se è vero, infatti, che le grandi concentrazioni di persone in ampie strutture (ex caserme, o ex colonie estive, tanto per esser chiari), possono dare luogo a pericolose forme di ghettizzazione, è anche vero che questi stessi luoghi – su numeri sempre più imponenti di arrivi – previa accelerazione degli adempimenti burocratici di riconoscimento dei diritti d’asilo ai rifugiati, possono consentire rapide e più efficaci risposte in termini logistici e, non ultimo, risultare più controllabili sotto il profilo della speculazione privata.
Per contro, è vero che se l’inserimento capillare dei profughi e dei migranti in piccoli numeri, all’interno di piccoli Comuni, può favorirne l’inserimento e una migliore gestione, allo stesso modo questi luoghi decentrati, che sono spesso abitati da un esiguo numero di popolazione anziana, non sono in grado di offrire alcuno sbocco futuro per gli accolti, finendo col trasformarsi in una miriade di ghetti su scala ridotta.
Più sensato, invece, il cosiddetto percorso “astigiano” presentato, sempre dal Prefetto di Alessandria ai Sindaci presenti alla riunione, che prevede l’affidamento dei profughi a famiglie di loro connazionali già residenti in loco.
Tutte ipotesi valide, ma non immuni dalle reticenze, o dai distinguo, dei primi cittadini: più o meno comprensibili quelle di “chi ha già dato”, assai meno le altre, meramente “elettorali”. Un atteggiamento, tuttavia, che nel suo complesso rischia di favorire la paralisi e che il fin qui ottimo prefetto Tafuri, cui fortunatamente spetta ancora l’ultima parola, si spera abbia già messo in debito conto.
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