“Trasporto disabili vivi”, la provocazione che vuole smuovere le coscienze
Non è difficile intravedere per le nostre strade pulmini per trasporto disabili, se non fosse che recentemente da parte di un nostro lettore ne è stato fotografato uno con una scritta decisamente inconsueta: "Trasporto disabili vivi". Ci è chiesti se si trattasse di uno scherzo, di un errore o di unalternativa a un trasporto ben più macabro
Non è difficile intravedere per le nostre strade pulmini per trasporto disabili, se non fosse che recentemente da parte di un nostro lettore ne è stato fotografato uno con una scritta decisamente inconsueta: "Trasporto disabili vivi". Ci è chiesti se si trattasse di uno scherzo, di un errore o di un?alternativa a un trasporto ben più macabro
NOVI LIGURE – Non è difficile intravedere per le nostre strade pulmini per trasporto disabili, se non fosse che recentemente da parte di un nostro lettore ne è stato fotografato uno con una scritta decisamente inconsueta: “Trasporto disabili vivi”.Spontaneamente, ci è chiesti se si trattasse di uno scherzo, di un errore o di un’alternativa a un trasporto ben più macabro, facendo scaturire sui social network notevoli polemiche a riguardo.
La domanda, rispetto alle foto incriminate, era rimasta irrisolta, fin quando non è stato direttamente il proprietario del furgone a far sapere come stavano davvero le cose.
“Girando in rete ho visto che godo di molta popolarità, anzi, che il mio furgone gode di ottima popolarità”, esordisce ironicamente Andrea, che specifica che non si tratta di un’ambulanza, ma del mezzo di sua proprietà, che guida con ausili in quanto disabile tetraplegico.
Spiega, Andrea, che ha ideato e voluto lui stesso quella scritta, perché spesso, nonostante fosse munito di adesivo trasporto disabili, era stato comunque vittima di sollecitazioni a suon di clacson da gente che non ha idea di cosa vuol dire essere sballottati in un furgone.
“Ho quindi pensato di aggiungere vivi alla scritta preesistente, così magari la gente capisce che non siamo scatoloni”, sottolinea alla fine Andrea, invitando tutti a non mostrare compassione non richiesta, ma piuttosto a immedesimarsi nei veri problemi di un disabile.
I toni forti di Andrea sono sicuramente graffianti – ed efficaci – e non possiamo non sperare che con qualche consapevolezza in più da parte della comunità ci sia più comprensione e meno frenesia sulle strade che percorriamo ogni giorno, ognuno col suo passo.