A Libarna si gioca la sfida fra Gavi e Timorasso
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A Libarna si gioca la sfida fra Gavi e Timorasso

I due grandi vini bianchi piemontesi, il Gavi e il Timorasso, si incontrano, non solo idealmente, a Libarna, sotto il segno dell'antica Roma. Nasce nel sito archeologico, giuridicamente nel territorio del comune di Serravalle Scrivia, ma terra di confine tra le colline del Gavi e quelle del Tortonese, “l'Isola bianca del Piemonte”.

I due grandi vini bianchi piemontesi, il Gavi e il Timorasso, si incontrano, non solo idealmente, a Libarna, sotto il segno dell'antica Roma. Nasce nel sito archeologico, giuridicamente nel territorio del comune di Serravalle Scrivia, ma terra di confine tra le colline del Gavi e quelle del Tortonese, “l'Isola bianca del Piemonte”.

SERRAVALLE SCRIVIA – I due grandi vini bianchi piemontesi, il Gavi e il Timorasso, si incontrano, non solo idealmente, a Libarna, sotto il segno dell’antica Roma. Nasce nel sito archeologico di Libarna, giuridicamente nel territorio del comune di Serravalle Scrivia, ma terra di confine tra le colline del Gavi e quelle del Tortonese, “l’Isola bianca del Piemonte” che sarà tenuta a battesimo sabato 5 settembre, in occasione della manifestazione “Archeosapori a Libarna”. Nulla di nuovo, a sentire i protagonisti dell’evento, promosso dal comune di Serravalle insieme alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte e l’associazione Libarna Eventi.

Per Francesco Bergaglio, presidente del consorzio di tutela del Gavi e Walter Massa, consorzio di tutela dei vini dei Colli Tortonesi, con Ezio Poggio, “collaborare e fare sinergia” non è solo una scelta, ma un obbligo. “Diciamoci la verità – esordisce Massa – qui non è il Monferrato, questa è una terra di confine, ma abbiamo paesaggi e ambienti meravigliosi, e vini bianchi eccezionali, che non hanno nulla da invidiare ai grandi rossi piemontesi”. Gavi e Timorasso, pur con le loro peculiarità, “sono complementari” e possono quindi fare molta strada, insieme. Non sarà facile, ammettono, superare resistenze e rivalità.

Si può partire, quindi, da radici comuni: i romani o, ancor prima, i liguri, “che il vino lo bevevano puro, e per questo venivano chiamati barbari”. Ce ne sono le prove, archeologiche, anche a Libarna. Si parlerà, quindi, di “archeologia del vino”, spiega Marica Venturino, della Sovrintendenza dei Beni Archeologici, non per “fare cultura” fine a se stessa, ma per trovare matrici comuni e fare nuovi percorsi di promozione del vino e del territorio.

Nasce così la seconda edizione di Archeosapori, che si svolgerà sabato 5 settembre, nell’area di Libarna. Oltre alle visite guidate del sito e le degustazioni di vino, salame Nobile del Giarolo e formaggio Montebore, ci sarà anche un convegno per gettare le basi dell’Isola Bianca del Piemonte, terra di incontro dei due bianchi, appunto, in una regione con la vocazione del vino nero. Massa butta sul piatto anche altre idee: percorsi turistici da Gavi a Volpedo, patria del Pellizza, sempre per stare sul tema vino e cultura. “Ma basterebbe semplicemente mettere dei cartelli indicatori, che oggi non ci sono”. La Camera di Commercio, tra gli sponsor dell’evento, prende nota. Se ce l’hanno fatta i romani, duemila anni fa, a mettere tutti d’accordo, chissà che non ce la faccia anche Bacco.  

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