Fil rouge
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Daria Ubaldeschi - redazione@ilnovese.info  
7 Settembre 2015
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“Non è marciando sui limiti altrui che ci si può arrogare il diritto di lavorare con la salute delle persone, senza una formazione adeguata, aggiornata e scientifica”, questo mi sembra un nodo centrale e critico: non nascondiamoci il fatto che ogni professionista sanitario e non, che comunque lavora con la salute delle persone, di frequente crede o tenta di fare lo psicologo.

?Non è marciando sui limiti altrui che ci si può arrogare il diritto di lavorare con la salute delle persone, senza una formazione adeguata, aggiornata e scientifica?, questo mi sembra un nodo centrale e critico: non nascondiamoci il fatto che ogni professionista sanitario e non, che comunque lavora con la salute delle persone, di frequente crede o tenta di fare lo psicologo.

OPINIONI – Settembre, l’estate volge al termine, le giornate si accorciano, e poi gli esami di riparazione, la ricerca dei nuovi orari della palestra e in tv ripropongono quelle raccolte che soddisfano ormai tutti i gusti. Insomma, un momento scandito da riti e abitudini, da bilanci e buoni propositi. Così, allo stesso modo, per marcare anch’io questo passaggio proverò a riavvolgere il fil rouge che ha unito i miei contributi fino ad oggi. Relazione che si narra, si ascolta e cura, potrei definirlo così questo filo rosso teso alla costruzione di un nuovo paio di occhiali da lettura con i quali guardare ai fenomeni del mondo, attraverso le lenti della psicologia e della psicoterapia, ossia delle discipline che si occupano del benessere dell’individuo e delle patologie che tale benessere mettono a rischio. Proprio per fare chiarezza nel mare magnum delle definizioni così spesso confusive ho presentato la distinzione tra psicologo, psicoterapeuta, psichiatra e neurologo principalmente (ma anche il prete), consapevoli che avvertire un malessere, riconoscerne l’esistenza, spesso senza capirne la causa, segnalarlo e accettare di fare qualcosa in merito è già un processo molto complesso e tortuoso, spesso osteggiato da chi ci circonda. Se poi, fatti tutti questi difficili passi, ci si trova di fronte ad una pletora di “psi” scarsamente definiti, ecco che la complessità aumenta e, purtroppo molto spesso, o fa rinunciare alla richiesta di aiuto, o porta verso percorsi inadatti, di serie, poco individualizzati, nei quali la relazione, elemento cardine di cura, viene ad essere sottostimata, quando non completamente trascurata. “Non è marciando sui limiti altrui che ci si può arrogare il diritto di lavorare con la salute delle persone, senza una formazione adeguata, aggiornata e scientifica”, questo mi sembra un nodo centrale e critico: non nascondiamoci il fatto che ogni professionista sanitario e non, che comunque lavora con la salute delle persone, di frequente crede o tenta di fare lo psicologo. Io stessa ho avuto il dispiacere di sentir dire ad un collega medico di indubbia stima e professionalità che, in mancanza della figura preposta, avrebbe potuto lui fare da psicoterapeuta! Come se fosse solo un mestiere e non anche un modo di essere e pensare. Lo trovo aberrante ed offensivo, soprattutto se certe affermazioni arrivano da professionisti capaci (nel loro mestiere che non è quello dello psicologo!) che vengono ascoltati e seguiti dai loro pazienti. E pensavo: io stessa so come funziona un antinfiammatorio ma mi guardo bene anche solo dal consigliarlo, non sono un medico, ma a quanto pare un po’ di psicoterapia non si nega a nessuno! Mi concederete questa polemica di fine estate, ma dopo tanti anni di lavoro ed esperienza, credo ci si debba prendere il diritto di denunciare certe forme curative diciamo naïf, perché di fatto chi ci rimette è il paziente, colui che invece dovrebbe essere al centro del nostro lavoro. Perché poi, non dimentichiamo che prima o poi, in un modo o nell’altro, siamo tutti un po’ “pazienti”!

Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante” (P.Giordano)

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