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Non saranno 3 euro a tenere lontano dalla sigaretta gli adolescenti
Come riportato da tutti i giornali e i media con la nuova legge contro il fumo verranno eliminati dal commercio i pacchetti di sigarette da 10 e le confezioni di tabacco inferiori ai 30 grammi. Davvero si può credere che 3 euro, anzi meno, possano fermare il fenomeno del fumo tra gli adolescenti?
Come riportato da tutti i giornali e i media con la nuova legge contro il fumo verranno eliminati dal commercio i pacchetti di sigarette da 10 e le ?confezioni? di tabacco inferiori ai 30 grammi. Davvero si può credere che 3 euro, anzi meno, possano fermare il fenomeno del fumo tra gli adolescenti?
OPINIONI – Come riportato da tutti i giornali e i media con la nuova legge contro il fumo verranno eliminati dal commercio i pacchetti di sigarette da 10 e le “confezioni” di tabacco inferiori ai 30 grammi. La ragione di tutto ciò? La risposta ufficiale è che si vuole dissuadere i più giovani dal fumare.
I legislatori sono partiti dal presupposto che i giovani hanno meno soldi in tasca (e già su questo avrei qualcosa da ridire, ma andiamo oltre) e quindi non potendo permettersi il pacchetto da 20 e non trovando in commercio quello da 10 fumerebbero meno.
Non volendo citare la celebre frase di Fantozzi quando commenta “La corazzata Potemkin”, mi limito a dire che trovo la logica dei legislatori alquanto barcollante.
Provo a fare due considerazioni, partendo dal presupposto che stiamo parlando di giovani al di sopra dei 18 anni, perché è vietato acquistare (e quindi vendere) tabacco e sigarette ai minorenni.
Un pacchetto di tabacco “trinciato da rollare” da 20 grammi costa all’incirca 3,90 euro, quello da 30 grammi 4,50 euro. Una differenza quindi di 60 centesimi, ma se la differenza di prezzo fosse di un euro, francamente dubito che questa cifra sia un disincentivo all’acquisto del tabacco. Possiamo tranquillamente prevedere che verrà acquistato il pacchetto più grande senza farsi troppi problemi.
Passiamo alle sigarette. Il pacchetto da 10 di una delle marche più note e diffuse costa 2 euro e 60 centesimi, quello da 20 ne costa 5 e 20. Anche in questo caso non ci vuole la sfera di cristallo per affermare che per un ventenne non sia un grosso ostacolo dover spendere 2 euro e 60 centesimi in più.
Viene dunque da pensare che ciò che non viene detto sia che questa misura è pensata per i giovanissimi, ovvero per i 14-15enni, e forse anche 13enni. Perché è proprio questa fascia di età che conta un numero preoccupante di fumatori ed anche in crescita.
È facile immaginare che siano loro, che dovendo fare la cresta sulla paghetta che ricevono, abbiano a disposizione meno soldi. E quindi per un 14enne i 3 euro in più potrebbero rappresentare un problema, ma penso anche che sia per loro facilmente superabile.
Che i destinatari siano i giovanissimi in realtà risulta evidente a tutti, ma perché non dirlo?
Forse bisognerebbe ammettere che il divieto di vendita ai minorenni è aggirato tranquillamente da tutti i ragazzini. E bisognerebbe anche ammettere che le campagne contro il fumo sono state inefficaci verso il pubblico dei più giovani.
L’altra realtà scomoda è che a furia di fare tagli alla scuola non ci sono più soldi per portare avanti progetti che affrontino il problema del fumo, ma anche quello dell’alcol, dell’alimentazione, della sicurezza stradale, eccetera.
Ma ritornando all’argomento iniziale, davvero si può credere che 3 euro, anzi meno, possano fermare il fenomeno del fumo tra gli adolescenti? E qui viene in mente Totò, con il suo “ma mi faccia il piacere!”