“L’Italia sono anch’io”… nonostante tutto
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Ahmed Osman  
20 Ottobre 2015
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“L’Italia sono anch’io”… nonostante tutto

Finalmente chi nasce in Italia sarà italiano se il testo della riforma approvato passerà anche al Senato, una possibilità quasi certa

Finalmente chi nasce in Italia sarà italiano se il testo della riforma approvato passerà anche al Senato, una possibilità quasi certa

OPINIONI – Non c’è dubbio che l’approvazione della riforma sulla cittadinanza, avvenuta il 13 ottobre alla Camera dei deputati, è un risultato importante della campagna “L’Italia sono anch’ io”, lanciata nel 2012 a livello nazionale da tantissime associazioni, enti e organizzazioni e a cui, tra l’altro, la nostra città ha contribuito con diverse iniziative di promozione, sensibilizzazione e momenti di raccolta firme. Finalmente chi nasce in Italia sarà italiano se il testo della riforma approvato passerà anche al Senato, una possibilità quasi certa.

La riforma propone un passo in avanti rispetto all’attuale legislazione (legge 91 del 1992). Infatti  l’articolo 4 della legge 91 consente  ai figli di cittadini stranieri nati in Italia di accedere al diritto di cittadinanza, solo se in grado di dimostrare di aver risieduto in Italia “legalmente senza interruzioni fino alla maggiore età”.

Con il nuovo testo di riforma approvato alla Camera avremo tre nuove modifiche principali: 
1) sarà italiano per nascita chi nasce in Italia da almeno un genitore con il permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (ex Carta di soggiorno)
2) diventerà italiano chi nasce in Italia da genitori senza la carta di soggiorno o arriva entro i 12 anni, purché frequenti almeno un ciclo di studi di cinque anni e, se questo coincide con la scuola primaria, la concluda con successo. 
3) potrà chiedere la cittadinanza  chi è arrivato prima dei 18 anni in Italia, vi ha risieduto regolarmente per sei anni e ha concluso un ciclo di studi.

Come spesso accade in Italia, però, il legislatore deve fare i conti con le divergenze politiche e, anche in questo caso, ci si deve accontentare di una riforma non completa e selettiva. Imporre il requisito della permanenza legale legata all’ottenimento del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo per almeno un genitore, significa imporre una regola troppo discriminante.  

Un diritto fondamentale, come quello della cittadinanza, viene concesso solo se uno dei propri genitori ha ottenuto il suddetto documento (ex Carta di soggiorno) per il quale sono richiesti: contratto di lavoro, idoneità alloggiativa, reddito dimostrabile sufficiente per tutta la famiglia.  Questo tipo di requisiti non vengono richiesti a nessun cittadino italiano e creano distinzioni sui minori. I bambini nati in Italia sono così distinti in base alla disponibilità economica della famiglia e alla possibilità di almeno un genitore di ottenere il permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo.

Come ben sappiamo la situazione di crisi generale non esclude le famiglie di origine straniera, anzi, forse sono le più fragili ad essere colpite da disoccupazione e reddito non sufficiente. Questa condizione non dovrebbe essere elemento di privazione, per i bambini nati in Italia, di un diritto fondamentale come quello della cittadinanza. 

Inoltre, ragionando sull’aspetto culturale della riforma e cioè il requisito della promozione scolastica per la scuola primaria, è davvero criticabile che la bocciatura a scuola possa escludere la possibilità di diventare italiano. Qualche difficoltà nell’apprendimento possono dipendere da molti fattori e non possono essere discriminanti per l’accesso al diritto parificante di cittadinanza.

J. è nata in Italia 12 anni fa. La sua famiglia è composta da quattro persone oltre a lei: padre, madre e due sorelle. La sorella maggiore è nata nel paese di origine e la seconda, di 15 anni, è nata in Italia come lei. Come accade per tante famiglie italiane, i genitori non vanno più d’accordo e, dopo una separazione temporanea, il padre, unico ad avere un lavoro stabile in famiglia, decide di allontanarsi senza provvedere al mantenimento. La madre, rimasta sola a provvedere a tre figlie giovani, riesce a trovare qualche “lavoretto” domestico o come badante e, aiutata da qualche benefattore, sostiene la gestione famigliare in modo dignitoso.

È evidente, però, che non ha reddito sufficiente a inoltrare la richiesta della Carta di soggiorno. In questo caso come tanti, J. e la sorella, nonostante siano nate in Italia e frequentino da sempre le scuole italiane non potranno ottenere la cittadinanza come le loro coetanee, nemmeno con la nuova legge.

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