Tutti prosciolti per il crollo che uccise l’84enne novese
Non ci sono responsabili per il crollo del 28 aprile 2014, in cui trovò la morte Nevina Assunta Beltracchini. Lanziana viveva sola in una casetta al civico 24 di via San Giovanni Bosco, a Novi Ligure. Sia il pm sia il giudice delludienza preliminare hanno convenuto che non vi sono responsabilità in capo agli indagati
Non ci sono responsabili per il crollo del 28 aprile 2014, in cui trovò la morte Nevina Assunta Beltracchini. L?anziana viveva sola in una casetta al civico 24 di via San Giovanni Bosco, a Novi Ligure. Sia il pm sia il giudice dell?udienza preliminare hanno convenuto che non vi sono responsabilità in capo agli indagati
NOVI LIGURE – Non ci sono responsabili per il crollo del 28 aprile 2014, in cui trovò la morte l’84enne novese Nevina Assunta Beltracchini. L’anziana viveva sola in una casetta al civico 24 di via San Giovanni Bosco, a Novi Ligure. Una delle pareti portanti dell’abitazione cedette, trascinando con sé il soffitto e uccidendo la donna, che probabilmente stava dormendo nel proprio letto.L’inchiesta si è chiusa con il proscioglimento di tutte le persone coinvolte: non si è neanche arrivati al processo, perché sia il pubblico ministero sia il giudice dell’udienza preliminare hanno convenuto che non vi sono responsabilità in capo ai quattro indagati.
Si trattava dell’allora sindaco Lorenzo Robbiano e del dirigente comunale (ora assessore) Maria Rosa Serra, di Giuseppe Aliberti (amministratore della società Eurocom di Novi, proprietaria dell’immobile), e di Lorenzo Pagano, un pozzolese che aveva eseguito lavori in un edificio adiacente a quello dove era avvenuto il crollo.
Il cedimento, in base alle risultanze dei periti, fu causato dallo stato di vetustà dell’immobile e dalle infiltrazioni d’acqua. Così il pm Silvia Saracino ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Alla quale, però, si è opposto Danilo Saccone, di Parma, nipote della vittima.
Il giudice per l’udienza preliminare ha dato ragione agli indagati: Robbiano e Serra sono stati immediatamente prosciolti, poiché l’opposizione all’archiviazione è stata presentata solo nei confronti di Aliberti e Pagano. Ma anche questi due, alla fine, sono usciti indenni dal processo.
Secondo il giudice, infatti, Pagano ebbe a lavorare su una porzione di immobile diversa da quella in cui avvenne il crollo; e Aliberti non poteva immaginare un evento così disastroso senza essere informato sullo stato dell’immobile da parte di chi vi dimorava.