Salva Ilva, dalla Camera un primo sì alla vendita
Scontata approvazione del decreto con cui il governo ha fatto partire l'iter per la cessione dell'azienda. Ora il testo del provvedimento passa al Senato per la seconda e definitiva lettura. Intanto si delineano le prime cordate per l'acquisizione del gruppo siderurgico.
Scontata approvazione del decreto con cui il governo ha fatto partire l'iter per la cessione dell'azienda. Ora il testo del provvedimento passa al Senato per la seconda e definitiva lettura. Intanto si delineano le prime cordate per l'acquisizione del gruppo siderurgico.
ROMA – La Camera dei deputati ha dato ieri un primo via libera al decreto sulla vendita dell’Ilva. A votare contro M5s, Forza Italia e Sinistra Italiana. Il provvedimento passa ora al Senato per la seconda lettura: la discussione partirà il 27 gennaio. È il nono decreto con cui il governo interviene sulla vicenda.
Il decreto fissa al 30 giugno il termine entro il quale i commissari dell’Ilva dovranno espletare le procedure per il trasferimento dei complessi aziendali. Viene inoltre fissato al 31 dicembre il termine ultimo per l’attuazione del Piano di tutela ambientale. Alcuni emendamenti approvati, all’unanimità, durante l’esame dell’Aula della Camera, prevedono che le risorse sequestrate al gruppo Riva dovranno essere destinate, a conclusione dei procedimenti penali, a un apposito fondo del ministero dell’Ambiente per le bonifiche. È stato anche stabilito che le imprese dell’indotto Ilva potranno beneficiare delle garanzie del Fondo di garanzia per le Pmi.
Intanto è partito anche il conto alla rovescia per presentare le manifestazioni di interesse a rilevare l’Ilva. Le imprese e le cordate interessate ad acquistare o anche solo ad affittare l’Ilva hanno a disposizione un mese di tempo – dal 10 gennaio al 10 febbraio – per farsi avanti.
Indiscrezioni di stampa riferiscono di un interessamento da parte dei coreani di Posco e di un pool di imprenditori italiani. Questa seconda ipotesi – riferisce l’Ansa – vedrebbe in lizza un’alleanza fra Cassa Depositi e Prestiti e una cordata siderurgica tutta italiana (si parla di Marcegaglia e Arvedi, ma anche di Eusider e Trasteel a cui potrebbe aggiungersi il gruppo Pir che fa capo alla famiglia Ottolenghi).