Odi et amo
La relazione cambia continuamente con il nostro evolversi, si modifica nella forma, nellintensità e nelle caratteristiche, ma ciò non significa che sia un amore finito, anche se non è facile comprendere la differenza
La relazione cambia continuamente con il nostro evolversi, si modifica nella forma, nell?intensità e nelle caratteristiche, ma ciò non significa che sia un amore finito, anche se non è facile comprendere la differenza
OPINIONI – “Odio e amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai. Non lo so, ma sento che accade, e mi tormento” scriveva il poeta latino Catullo sul tema del contrasto di sentimenti che l’amore implica, in una tensione continua verso stati emotivi che ci colgono impreparati, ci sconvolgono quando ciò che sentiamo è la drammatica consapevolezza di un amore che si sta consumando, indipendentemente dalla nostra volontà, travolgendo speranze, progetti e obiettivi di vita condivisi. Possiamo provare a fare finta, a pensare che sia solo un temporale passeggero, tornerà il sereno, ma non possiamo mentire a noi stessi quando “sentiamo che l’amore che ci ha spinto a costruire la nostra vita con un altro è cambiato”.
Ma è davvero finito? O si è modificato e non sappiamo riconoscerlo? Il piacere di amare e condividere è spesso messo a dura prova: l’amore deve essere protetto, curato, fatto crescere e possiamo trovare la risposta solo dentro noi stessi, in base alla personale storia di vita. La ricerca della vicinanza e del contatto con l’altro, infatti, è una predisposizione innata che ci porta a costruire la relazione amorosa, nella quale ci riconosciamo reciprocamente importanti, ma ciò non esclude la possibilità di conflitti, l’ambivalenza affettiva, i dubbi, i momenti nei quali non si riesce a ritrovare il senso di ciò che si sta vivendo, l’odi et amo, appunto. Perché la relazione cambia continuamente con il nostro evolversi, si modifica nella forma, nell’intensità e nelle caratteristiche, ma ciò non significa che sia un amore finito, anche se non è facile comprendere la differenza.
Noi possiamo costruire un rapporto reale con il partner solo se abbiamo la possibilità di con-vivere con lui l’autenticità del nostro progetto esistenziale, di ciò che vogliamo essere nel mondo come individui e come coppia, al cui interno sentire di poter essere autentici integrandoci e co-costruendo degli obiettivi. È nel momento in cui ci lasciamo prendere da ciò che è dato per scontato, in cui cessa il desiderio di questa condivisione, a partire dagli atti della quotidianità, e in cui ricerchiamo solo qualcuno che aderisca alla nostra routine, che non vogliamo modificare, che il progetto diventa inautentico, che esistiamo con l’altro per confonderci, di fatto per non scegliere, ed emerge una sofferenza sorda e profonda. Quando questo succede, quando la rottura di un equilibrio fino ad allora sufficientemente stabile, irrompe improvvisamente costringendoci a guardare in faccia una situazione nuova e sconosciuta e che, in quanto tale, ci terrorizza per la sua lontananza da quello che era il nostro progetto iniziale, la nostra psiche viene messa a dura prova, sentiamo che basterebbe un nonnulla per farla cedere, siamo presi da momenti di intenso scoramento, la sensazione pervasiva è quella di essere completamente soli al mondo. Eppure andiamo avanti, perché noi siamo passione, desiderio e bisogno dell’altro, siamo ognuno lo specchio dell’altro ed è quando nell’amore si smette di combattere, che l’amore non esiste più.
“Essere ciò che siamo e divenire ciò che siamo capaci di divenire è l’unico scopo della vita. Non si piange sulla propria storia, si cambia rotta” (Spinoza).