Badanti, uno sportello per mettere in contatto domanda e offerta
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Marzia Persi - m.persi@ilnovese.info  
22 Marzo 2016
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Badanti, uno sportello per mettere in contatto domanda e offerta

Uno sportello ad hoc che permette di mettere in contatto famiglie che hanno necessita di avere in casa una badante o una baby sitter, professioniste capaci di accudire sia bambini sia anziani. E' questo il frutto del progetto “Aretè - Assistenza in rete”

Uno sportello ad hoc che permette di mettere in contatto famiglie che hanno necessita di avere in casa una badante o una baby sitter, professioniste capaci di accudire sia bambini sia anziani. E' questo il frutto del progetto ?Aretè - Assistenza in rete?

NOVI LIGURE – Uno sportello ad hoc che permette di mettere in contatto famiglie che hanno necessita di avere in casa una badante o una baby sitter, professioniste capaci di accudire sia bambini sia anziani. Questo ha prodotto il progetto “Aretè – Assistenza in rete”. Ben 86 donne disoccupate hanno preso parte a un percorso formativo finalizzato allo sviluppo e riqualifica di competenze professionali relative al profilo dell’assistente familiare e dell’assistenza per l’infanzia.
“Il progetto – spiega l’assessore agli Affari Sociali, Felicia Broda – è partito nel febbraio scorso finanziato dalla Fondazione Social di Alessandria e vende la collaborazione fra il Comune, la Cooperativa Azimut e il Csp. Aretè ha avuto l’ambizione di dare risposte concrete e positive alle famiglie in difficoltà per la cura dei propri figli o l’assistenza ai propri cari attraverso una rete che lega tra loro famiglie e istituzioni”.
Aggiunge Broda: “A oggi possiamo contare su una nutrita banca dati di personale competente e di fiducia. In questo modo crediamo di riuscire a tutelare sia le famiglie che hanno bisogno sia le persone che vengono assunte”.

La banca dati di Aretè è a disposizione della cittadinanza come strumento che mette in contatto la domanda e l’offerta di assistenti sia per infanzia sia per anziani. La banca dati consente alle persone iscritte (colf, badanti, assistenti familiari, baby sitter) di farsi conoscere e di valorizzare il proprio profilo professionale e “per le famiglie un’opportunità – sottolinea Broda – in più, una risposta flessibile ai servizi presenti in città”.
La maggior parte delle 86 donne che hanno preso parte al progetto e che costituiscono la graduatoria di personale pronto a lavorare nelle famiglie sono italiane, questo dimostra come è cambiato il mondo del lavoro dall’inizio della crisi economica. Fino a qualche anno fa, 2008/2009, l’assistenza agli anziani, in particolare, veniva effettuato da persone straniere, specialmente, dell’est europeo, oggi non è più così, a cercare un impiego sono anche italiane che grazie a questo progetto, hanno potuto avere una preparazione qualificante, lascia passare necessario per trovare nuovamente un’occupazione.

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