La provincia rinuncia a 700 ettari di vigneto
Una provincia a vocazione vitivinicola che rinuncia, in parte, alla sua risorsa. E' il bilancio dell'entrata in vigore del nuovo sistema di autorizzazione per impianti vitivinicoli dal quale emerge come la Provincia di Alessandria abbia perso oltre 700 ettari di vigneto. Mentre ovadese, tortonese e casalese cedono, solo Gavi rilancia. E, intanto, da lunedì tutti al Vinitaly
Una provincia a vocazione vitivinicola che ?rinuncia?, in parte, alla sua risorsa. E' il bilancio dell'entrata in vigore del nuovo sistema di autorizzazione per impianti vitivinicoli dal quale emerge come la Provincia di Alessandria abbia perso oltre 700 ettari di vigneto. Mentre ovadese, tortonese e casalese cedono, solo Gavi rilancia. E, intanto, da lunedì tutti al Vinitaly
PROVINCIA – Una provincia a vocazione vitivinicola che “rinuncia”, in parte, alla sua risorsa. E’ il bilancio dell’entrata in vigore del nuovo sistema di autorizzazione per impianti vitivinicoli dal quale emerge come la Provincia di Alessandria abbia perso oltre 700 ettari di vigneto. In pratica le aziende alessandrine hanno ceduto il diritto ad impiantare vigne fino al 2030 ad altre aziende, collocate non solo fuori provincia, ma anche fuori regione. “Mentre alcune zone, come quella del Gavi, hanno acquistato i diritti, altre, le zone del tortonese, casalese e ovadese, vi hanno rinunciato”, spiega Carlo Ricagni, direttore di Cia Alessandria. I diritti a coltivare ettari di vigneti (non i terreni veri e propri che restano, ovviamente, nella disponibilità del proprietario, il quale però “rinuncia” a produrre vino) sono finiti in parte in provincia di Cuneo, nella Langhe: 338 ettari su 738 “perduti”. Il resto sono stati trasferiti in Veneto o Lombardia. Alessandria è dunque una provincia che, dal punto di vista della viticultura, viaggia a due velocità: da una parte il bianco nobile del Piemonte, il Gavi, dall’altra i rossi di tradizione, Barbera, Dolcetto e Nebbiolo, che arrancano. Spiega Italo Danielli, presidente del Consorzio di Tutela e Promozione dell’Ovada Docg e vicepresidente provinciale di Cia Alessandria: “Le motivazioni che hanno spinto alcuni agricoltori a vendere i loro diritti di reimpianto sono date dalla mancanza di reddito soprattutto per chi vende le uve, dalla difficoltà di difesa dai danni provocati dagli ungulati e dallo scarso ricambio generazionale. Da questo momento dobbiamo ripartire: non dobbiamo perdere altre superfici a vigneto, ma ristrutturare le aziende orientate al vitivinicolo e l’intero settore”.

Aggiunge Ricagni: “Nella nostra provincia sono cresciute le aziende che producono direttamente la bottiglia di vino. E’ aumentata la qualità e sono stati avviati anche momenti di aggregazione da parte dei produttori: ciò rivela la volontà di crescere e di valorizzare i vini di questa parte meno conosciuta del Piemonte vitivinicolo”.