Lavoro, “la nuova schiavitù passa attraverso i voucher”
Una forma di pagamento, inizialmente utilizzata in agricoltura durante la vendemmia e la raccolta della frutta, ma che ora è dilagata anche in altri settori. Sindacati preoccupati: "I datori di lavoro li usano con troppa disinvoltura"
Una forma di pagamento, inizialmente utilizzata in agricoltura durante la vendemmia e la raccolta della frutta, ma che ora è dilagata anche in altri settori. Sindacati preoccupati: "I datori di lavoro li usano con troppa disinvoltura"
ECONOMIA E LAVORO – Recentemente le cronache nazionali si sono occupate dell’uso indiscriminato dei voucher. Questa formula di pagamento è stata utilizzata, inizialmente, solo in agricoltura per pagare gli stagionali, poi, però, nel corso degli anni, anche altri settori economici si sono indirizzati in questo senso. Dai recenti dati pubblicati dall’Osservatorio Inps sul precariato emerge che l’uso dei voucher continua a crescere: l’incremento medio è stato del 67,5 %. “In agricoltura continuiamo a utilizzarli – spiega Paolo viarenghi della Cia – L’utilizzo dei voucher era nato per esigenze molto pratiche: in certi momenti dell’anno specialmente durante la raccolta della frutta e la vendemmia, le aziende hanno bisogno di maggior manodopera. E per semplificare anche l’inserimento di questi collaboratori, in particolare studenti e pensionati, si è adottato un modo di pagamento che non andasse a inficiare, per esempio nel caso dei pensionati, l’eventuale perdita della pensione a causa di una nuova entrata che, però, di fatto è assolutamente sporadica e di poche centinaia di euro. Anche gli studenti guadagnano qualche centinaia di euro durante il mese della vendemmia ma rimangono a carico delle famiglie”.
Nell’anno, nel comparto agricolo, vengono emessi circa un migliaio di voucher. Così non è per altri lavori. Il fatto che ci sia stato un eccesso di questo tipo di pagamento preoccupa non poco il sindacato. “Le positive misure del Job Act che contrastano l’utilizzo del falso lavoro autonomo hanno – spiega Sergio Dieder, segretario generale Cisl Alessandria-Asti – hanno indirettamente provocato un effetto non voluto: il fortissimo aumento dell’uso dei buoni lavoro che, introdotti anni fa nello spirito di regolarizzare occupazioni saltuarie, si stanno rivelando la strada più economica per quei datori di lavoro che vogliono continuare a eludere le norme per risparmiare sui costi. L’utilizzo dei buoni lavoro si è spostato verso settori economici per i quali non era stato pensato, per questo occorre intervenire con regole chiare ed efficaci, evitando così conseguenze devastanti come una precarizzazione sempre più diffusa”. Aggiunge Didier: “È dunque positivo l’intervento del Governo che insiste sulla tracciabilità ma, per tarare realmente l’utilizzo di questo strumento sulle effettive esigenze di regolarizzazione del lavoro nero, è anche necessario affidarne prioritariamente la gestione alla contrattazione aziendale, contenerne la percentuale di utilizzo ed escludere settori che già dovevano affrontare appalti, subappalti e false cooperative”.
Dai dati Inps si evince che nel territorio regionale Torino si attesta al primo posto con 4.443.347 voucher venduti nel 2015 (valore equivalente a 10 euro) mentre la provincia di Alessandria risulta al quarto posto con 695.976 voucher venduti (più 293.939 rispetto al 2014). I numeri nazionali dicono che, per 100 voucher Inps, almeno 30 sono destinati al settore delle costruzioni, pari, quindi, a 250 mila persone. Questo proliferare di voucher, secondo il sindacato, impedisce la libera e leale concorrenza fra le aziende. Per la Cisl e la Filca territoriale si tratta di un uso abnorme, assolutamente ingiustificato, soprattutto perché spesso i buoni vengono usati da imprese sub appaltatrici e non dalle aziende committenti. Nell’edilizia l’uso di questo pagamento comporta diversi problemi: in primis si aggirano le verifiche sulla regolarità contributiva relativa al Durc (documento nel quale figurano soltanto i lavoratori dipendenti) andando a favorire conseguentemente pratiche elusive che avvantaggiano imprese senza scrupoli a danno di quelle sane, inoltre non vengono erogati i versamenti alla Cassa edile (che prevede un’aliquota più alta a tutela dell’assegno pensionistico futuro del lavoratore). Da non sottovalutare poi il fatto che con i buoni lavoro non sono previste le prestazioni a sostegno del reddito inserite nel contratto nazionale di settore e neppure la formazione obbligatoria per chi entra per la prima volta in cantiere. Accanto al settore edile vi è anche quello del commercio in cui spopolano i voucher, insieme al turismo e ai servizi. Per la Fisascat Cisl, anche a causa della crisi generale e delle difficoltà economiche delle famiglie, lo scontrino “medio” resta ancora troppo basso e ciò si tramuta per molte realtà commerciali in offerte contrattuali che alimentano la precarietà.