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Un silenzio assordante!
Riceviamo e pubblichaimo le considerazioni di Roberto Dellachà sul progetto del Terzo Valico, il consiglio comunale aperto che si è svolto a Novi Ligure e i recenti sviluppi in città
Riceviamo e pubblichaimo le considerazioni di Roberto Dellachà sul progetto del Terzo Valico, il consiglio comunale aperto che si è svolto a Novi Ligure e i recenti sviluppi in città
LETTERE AL DIRETTORE – Concordo che il tema del Terzo Valico tiene banco nella politica cittadina da almeno venti anni e «non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire». Il problema comunque rimane ed è quello che i novesi sono strani cittadini: facili alle critiche e al “mugugno” ma, completamente assenti quando gli vengono sottoposti problemi riguardanti la loro città, pensando che ci sia sempre qualcuno che svolge il compito in loro vece. Ritengo inesatto che «il Terzo Valico non è né merito, né colpa di Lovelli, Robbiano o Muliere». Ci sono delle serie responsabilità di questi amministratori facenti sempre parte della stessa coalizione, ci sono state e ci sono ancora, come del resto quelle delle opposizioni che non hanno avuto la capacità di incalzare gli amministratori a fare qualcosa in più. Ma qual è, questo qualcosa in più? Quello di vedere nel Terzo Valico una reale opportunità per la città, l’ambizione di progettare una città più vivibile e bella per tutti. L’opportunità per Novi sarebbe stata quella di liberarsi completamente della ferrovia storica realizzata nel 1860 quando al di là della ferrovia c’erano case sparse, orti e campagna, quando la ferrovia e la stazione erano in periferia. Visto che il progetto era ed è ancora esistente, quello dello Shunt passante in superficie e non in galleria, che come sappiamo sarebbe devastante per le falde acquifere, i nostri sindaci avrebbero dovuto sognare una Novi riunificata e non una Novi con ulteriori problemi dovuti alle vibrazioni, al rumore, al disagio di cantieri in città per almeno sei anni (se tutto va bene), di aumenti di rischio per il transito maggiore di carichi pericolosi vicino alle abitazioni, di un effetto paesaggistico della città ulteriormente deturpato dall’innalzamento di barriere che potranno raggiungere in alcuni tratti l’altezza massima di otto metri. La possibilità per i cittadini di Novi non sarebbe stata tutto ciò, ma il piacere di pensare, dove ora c’è un selciato ferroviario, all’eliminazione dei sottopassi, alla possibilità di nuove abitazioni con ampi spazi verdi e per tutti coloro che abitano lungo la ferrovia una valorizzazione delle proprie abitazioni e non un luogo affittato a persone che non hanno nessuna convenienza al decoro e mantenimento di case e palazzi destinati a un progressivo decadimento e perdita di valore commerciale. Nessuno vorrà più acquistare una casa in via Isola, in via San Marziano, in via Monte Sabotino, in via Raggio, in via Garibaldi o in via San Giovanni Bosco. I cittadini continueranno ad allontanarsi sempre di più dal centro per andare loro – e non la ferrovia – in periferia. Ai cittadini di Novi questo mi sembra che non sia molto chiaro e questo comunque è frutto di responsabilità di amministrazioni che hanno allontanato sempre di più i cittadini dal voto e che governano su una minoranza di voti. In un mondo a cui si chiede di abbattere le barriere, ci sarebbe l’opportunità di abbattere quella attuale e non di innalzarcene sopra un’altra. Pertanto ritengo necessario un pronunciamento di tutti i novesi su questo tema in una consultazione popolare che avrebbe dovuto tenersi, appunto, venti anni fa.