Sergio Ballestrero e quell’amicizia trentennale che lo lega a papa Francesco
Home
Maurizio Iappini - m.iappini@ilnovese.info  
19 Maggio 2016
ore
00:00 Logo Newsguard

Sergio Ballestrero e quell’amicizia trentennale che lo lega a papa Francesco

Quando si conobbero, nel 1983 a Buenos Aires, nessuno dei due poteva immaginare che cosa la Storia e il Destino poteva riservare a entrambi ma Sergio Mario Schaub Ballestrero e Jorge Mario Bergoglio legarono subito e divennero presto amici. Oggi, 33 anni dopo, il legame fra loro è rimasto quello di una volta, nonostante il cardinal Bergoglio sia diventato Papa Francesco

Quando si conobbero, nel 1983 a Buenos Aires, nessuno dei due poteva immaginare che cosa la Storia e il Destino poteva riservare a entrambi ma Sergio Mario Schaub Ballestrero e Jorge Mario Bergoglio legarono subito e divennero presto amici. Oggi, 33 anni dopo, il legame fra loro è rimasto quello di una volta, nonostante il cardinal Bergoglio sia diventato Papa Francesco

SERRAVALLE SCRIVIA – Quando si conobbero, nel 1983 a Buenos Aires, nessuno dei due poteva immaginare che cosa la Storia e il Destino (anzi la Suerte, per usare un’espressione spagnola) poteva riservare a entrambi ma Sergio Mario Schaub Ballestrero (il padre era tedesco e si trasferì per lavoro a Genova) e Jorge Mario Bergoglio legarono subito e divennero presto amici, forse accomunati da un carattere simile e da ascendenti familiari limitrofi (la nonna del Papa, Maria Gogna, era di Piuzzo, frazione di Cabella in val Borbera).
Oggi, 33 anni dopo, il legame fra loro è rimasto quello di una volta, nonostante il cardinal Bergoglio sia diventato Papa Francesco e il suo pontificato stia profondamente riformando la Chiesa cattolica.
Ma don Sergio Ballestrero, parroco della parrocchia di Merlo, sobborgo a 30 chilometri da Buenos Aires non è tipo da scordarsi le sue origini serravallesi e infatti, in concomitanza col suo “viaggio in Italia”, in questi giorni ha fatto visita ai tanti cugini del novese con cui non ha mai perso il rapporto familiare nonostante sia nato 73 anni fa in Argentina. Sua madre però era di Serravalle come il cognome (Ballestrero) lascia intendere ed era membro di una famiglia numerosa composta di dieci fra fratelli e sorelle.

Proprio i suoi tanti cugini lo hanno accolto con gioia scoprendo, quasi fra le righe, che don Sergio era di ritorno da una visita privata con Papa Francesco, suo amico personale come spiega il prete argentino membro della confraternita dei Pallottini: “Ci conosciamo da oltre 30 anni e quando ci ritroviamo ci piace chiamarci coi nostri nomi estesi perché il secondo nome è comune a entrambi”.
Di Bergoglio, don Sergio ha una stima profonda: “È tale e quale a come lo si vede in pubblico; semplice ma determinato, umile ma autorevole”. Caratteristiche simili anche al prete di origini serravallesi che arrivato a Novi dalla cugina Pia Barisone Ballestrero non ha esitato a presentarsi di fronte al parroco di quartiere, quel don Giuseppe del Sacro Cuore che guarda caso ha un modo di porsi che richiama proprio lo stile di Papa Francesco.

Don Sergio poi in Argentina è particolarmente amato dai suoi parrocchiani, al punto che molti suoi fedeli attendono il suo ritorno dall’Italia (previsto per il 5 giugno dopo un tour che lo porterà in Sardegna, nelle Marche, a Roma e infine a Istanbul) per battezzare i propri figli o per sposarsi. Diretto e semplice, don Sergio non ha avuto difficoltà a fissare un incontro con un vecchio amico divenuto vescovo di Roma ed erede di San Pietro ma di cui conosce anche il numero di telefono privato e con cui ama parlare da sempre in libertà, cosa che ha fatto anche a Roma: “Gli ho chiesto come mai non ha proseguito anche da Papa la sua antica usanza di viaggiare in autobus, un gesto che lo fece amare da tutti gli argentini, stupiti di vedere un cardinale servirsi di mezzi pubblici e la sua risposta è stata semplice: glielo impediscono problemi di sicurezza”. Come dire: vorrei ma non posso e detto da un Papa ha un sapore particolare.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione