Ma che fine fanno i nostri rifiuti?
"E' inutile fare la fatica di separare i rifiuti, tanto poi mettono tutto insieme sui camion!" Quante volte avete sentito dire questa frase, e magari qualche volta l'avete detta pure voi? Abbiamo deciso di seguire i rifiuti e di andare a verificare per davvero - che fine fanno. E le cose non stanno così...
"E' inutile fare la fatica di separare i rifiuti, tanto poi mettono tutto insieme sui camion!" Quante volte avete sentito dire questa frase, e magari qualche volta l'avete detta pure voi? Abbiamo deciso di seguire i rifiuti e di andare a verificare ? per davvero - che fine fanno. E le cose non stanno così...
NOVI LIGURE – “E’ inutile fare la fatica di separare i rifiuti, tanto poi mettono tutto insieme sui camion!” Quante volte avete sentito dire questa frase, e magari qualche volta l’avete detta pure voi?
Abbiamo deciso di seguire i rifiuti e di andare a verificare – per davvero – che fine fanno. Un viaggio forse poco piacevole, ma molto interessante, che parte dallo scaffale del supermercato, passa nelle nostre case… e poi? Che fine fanno quel barattolo dello yogurt che doveva regolarizzare il nostro ciclo intestinale, la buccia di quelle patate così buone, la bottiglia di vetro della passata di pomodoro con cui abbiamo fatto il sugo, il giornale che era pieno solo di brutte notizie, la lattina dei pelati?
Quello che salta agli occhi da questi dati è che gran parte della nostra spesa finisce nel bidone: le statistiche ci dicono, ad esempio, più del 30% del cibo che compriamo viene gettato senza essere consumato. Nel 2015, ben 13 miliardi di euro di cibo sono finiti nella pattumiera: un dato che ci pare assurdo, considerando che circa un miliardo di persone al mondo soffre di denutrizione.
In Italia vige una legge che pare abbastanza ben fatta, e che si basa sul principio del “chi inquina paga”, ma applicato in maniera abbastanza particolare. Chi mette in commercio materiale inquinante – e non ci riferiamo a sostanze tossiche o pericolose, ma semplicemente a imballaggi – è tenuto a pagare in anticipo i costi dello smaltimento. Per questo, su molti prodotti che acquistiamo, troviamo la dicitura “contributo Conai assolto”: vuol dire che i costi di smaltimento sono stati già incassati al momento dell’acquisto. I consorzi tipo il Conai (che si occupa degli imballaggi) si occupano di raccogliere i soldi che derivano dall’assolvimento di queste “tasse” (in realtà si tratta di contributi) e di provvedere a raccogliere, alla fine del suo utilizzo, il rifiuto.
Per spiegarci meglio, nel momento in cui si va a comprare un prodotto contenuto – ad esempio – in una bottiglia di plastica, si paga già il costo del suo smaltimento, attraverso un contributo che va ad un ente privato, il Co.re.pla., che si occupa di riciclare la plastica immessa sul mercato. 
Stesso discorso vale per il ferro delle lattine, che viene pagato 115 euro alla tonnellata, o il preziosissimo alluminio, che arriva a superare i 500 euro a tonnellata.
Per ogni tipo di rifiuto esiste un apposito consorzio che si occupa di ri-trasformarlo in materia prima: oltre al Co.Re.Pla. che si occupa della plastica, abbiamo il Ric.Re.A. che si occupa dell’acciaio, il C.I.Al. per l’alluminio, il Comieco per la carta, il Coreve per il vetro, il Rilegno per il legno. Tutti questi enti fanno parte del Conai, consorzio nazionale imballaggi.
Plastica, acciaio e alluminio vengono raccolti insieme: per la separazione al centro di trattamento si sfruttano le proprietà magnetiche dei metalli.
Anche il vetro è una risorsa economica, visto che viene pagato circa 40 euro alla tonnellata. Il cartone vale circa 100 euro, mentre la carta 37.
Come sempre, dalla teoria alla pratica ci sono differenze. Tutto il sistema, che sembra virtuoso, viene rovinato da chi non esegue correttamente la raccolta differenziata e con la sua indolenza “inquina” il lavoro degli altri. Per innalzare la qualità dei rifiuti differenziati raccolti, ci sono addetti a Novi e Tortona che si occupano manualmente, per quanto possibile, di separare la spazzatura “buona” da quella “sporca” (vedi foto). Un lavoraccio che non sarebbe necessario se ogni cittadino facesse seriamente la raccolta differenziata.
Discorso a parte, e ancora più interessante, vale per i residui organici, cioè da un lato l’umido, e dall’altra il verde.
Questi rifiuti vengono riciclati direttamente dai biodigestori, degli impianti abbastanza complessi che producono energia elettrica partendo dai rifiuti.
A Novi è attivo da tempo dal 2013 un impianto di questo tipo . Si tratta, semplificando, di un enorme “stomaco” a cui vengono dati in pasto l’umido (il nostro cibo avanzato) e il verde (l’erba del nostro prato). Nello stomaco i rifiuti vengono digeriti grazie all’azione dei batteri, e da questa digestione viene prodotto biogas, un gas infiammabile che contiene circa il 60% dei metano. Il biogas viene usato per alimentare un enorme motore a scoppio che a sua volta fa girare un alternatore che produce energia elettrica che viene rivenduta all’Enel. Dopo essere stato digerito, il rifiuto organico diventa compost e viene usato come fertilizzante.

Tra tutti i rifuti che possono finire in discarica, è proprio l’umido il più dannoso: oltre a produrre metano, produce percolato (un liquido nero marcescente) ed è il responsabile della puzza terribile prodotta dalle discariche.
E’ evidente quindi che il rifiuto differenziato è una risorsa che rende molto, dal punto di vista economico, e che dà lavoro a molte persone. Assurdo quindi pensare che i rifiuti vengano prima differenziati dai cittadini, e poi trattati come indifferenziati dai gestori, che rinuncerebbero così a cifre molto significative. Senza contare il fatto ancora più importante: dai rifiuti differenziati si ri-producono materie prime che così rientrano nel ciclo produttivo con minore, se non nullo impatto ambientale. Per produrre la plastica, ad esempio, serve il petrolio. Tutte risorse che vengono risparmiate riciclando.
Il vero problema è invece quella parte di rifiuto indifferenziato che finisce in discarica, e che dalle nostre parti è oltre il 50% dei rifiuti prodotti. Un rifiuto che non rende nulla, né in termini ambientali, né in termini economici am che anzi costa moltissimo. Un rifiuto che si ammassa nelle discariche, senza futuro. Futuro che è invece sempre più nero: mantenendo questo livello di raccolta differenziata e questo livello di produzione dei rifiuti, le discariche di Novi e Tortona tra 4 anni saranno esaurite. Le soluzioni possibili sono due: o ampliare le discariche, o agire contemporaneamente sui due fronti dell’aumento da un lato della differenziata, e della diminuzione dell’altro della quantità di rifiuti prodotti.