Vendere o non vendere la farmacia?
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Vendere o non vendere la farmacia?

Il caso a Novi Ligure tra una possibile vertenza sindacale e l'intervento di Assofarm nazionale che punta l'attenzione "sul ruolo sociale e sanitario nelle comunità locali"

Il caso a Novi Ligure tra una possibile vertenza sindacale e l'intervento di Assofarm nazionale che punta l'attenzione "sul ruolo sociale e sanitario nelle comunità locali"

 NOVI LIGURE – Quando dietro una possibile vertenza sindacale si nasconde un problema sociale e di gestione delle risorse pubbliche. Succede a Novi Ligure dove oggi, lunedì, alle 16, l’amministrazione comunale guidata da Rocchino Muliere incontra la delegazione sindacale della Funzione Pubblica Cgil. La segreteria provinciale, con il responsabile Gianluca Di Blasi, da settimane ha chiesto un confronto chiarificatore, ottenuto dopo avere messo in campo anche uno studio legale.

Rispetto alle competenze sindacali, la discussione con il Comune di Novi riguarda l’attuazione delle clausole contrattuali a salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti comunali (sono quattro) impiegati nel servizio di farmacia. L’amministrazione, mesi fa, ha manifestato l’intenzione di vendere la farmacia sollevando prima le critiche sindacali (anche la Cisl si è pronunciata contro la cessione e ha organizzato un presidio di fronte all’esercizio di via Verdi) poi le proteste dei cittadini. Al momento, comunque, il bando non ciò sarebbe ancora, così come non è chiaro come verrà assicurata la tutela dei posti di lavoro. “I farmacisti – afferma Gianluca Di Blasi – sono dipendenti comunali che hanno diritto al rientro e a prestare attività fino al raggiungimento della pensione”.

L’incontro di oggi dovrebbe contribuire a fare luce anche su altri aspetti, come il reale valore di mercato della farmacia e ad altri comportamenti dell’amministrazione (si parla di un investimento per rinnovare il magazzino della farmacia proprio nello stesso periodo in cui si annuncia la vendita).

Nella vicenda è entrata anche Assofarm (Federazione delle aziende e servizi socio-farmaceutici) che ha scritto a Rocchino Muliere per avere chiarimenti sulla ipotesi di cessione. “Il fatto che oggi l’idea di vendere le farmacie comunali sia dettata da esigenze di cassa e non da posizioni posizioni ideologiche è dimostrata dal fatto che tale volontà interessa giunte comunali di ogni colore politico” scrive Venanzio Gizzi, presidente nazionale. La stessa Assofarm riconosce che il valore di mercato è ai minimi storici e in larga parte determinato da una bassissima redditività. Però, evidenzia l’associazione nazionale, c’è un altro aspetto: la funzione sociale. “Recentemente la Corte dei Conti delle Marche – rileva Gizzi – ha escluso l’obbligo della dismissione delle farmacie comunali in quanto non rientranti nei servizi pubblici contenibili dal mercato, ma come soggetti che garantiscono un più universale diritto alla salute dei cittadini”.

La posizione di Assofarm è chiara e contraria alla vendita “non solo – afferma il presidente nazionale – perché ci sono buone possibilità che in futuro i bilanci tornino a generare entrate per i Comuni, ma anche perché già oggi assolvono a importanti compiti sociali e sanitari nelle comunità locali”.

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