Sostenibilità a basso costo, con le case di terra si può
Si usa la terra cruda, la tecnica si chiama "superadobe" e la insegna Davide Frasca, 34enne di Quattordio. Credo che la sostenibilità debba andare di pari passo con il basso costo, altrimenti non si potranno mai raggiungere le grandi masse, soprattutto quelle più bisognose"
Si usa la terra cruda, la tecnica si chiama "superadobe" e la insegna Davide Frasca, 34enne di Quattordio. ?Credo che la sostenibilità debba andare di pari passo con il basso costo, altrimenti non si potranno mai raggiungere le grandi masse, soprattutto quelle più bisognose"
Una laurea in ingegneria elettrica e una grande passione per la natura, l’ecosostenibilità e le energie rinnovabili. “Ad un certo punto ho capito che era possibile andare oltre la classica concezione di abitazione convenzionale. Mentre frequentavo un master di Architettura Sostenibile alla London Metropolitan University – spiega Davide Frasca – ho letto un libro dell’architetto Christopher Day sui possibili impieghi della terra cruda in edilizia. Mi si è aperto un mondo, ho iniziato a documentarmi in maniera approfondita, dopodiché ho sentito il bisogno di apprendere le varie tecniche di lavorazione della terra cruda. Per questo motivo ho trascorso diverse settimane, mesi in alcuni casi, in Spagna, Portogallo, Inghilterra, Tunisia, India e California”.
I costi di realizzazione di un’abitazione in terra sono ovviamente molto più contenuti rispetto ad una casa sostenibile convenzionale “che necessita di tecnologie già di per sé costose: il pannello fotovoltaico, lo scambiatore di calore, l’isolante, il triplovetro, interventi che fanno lievitare i costi enormemente”. Basso costo e sostenibilità praticamente totale, perché in caso di abbattimento il materiale impiegato può essere riutilizzato. La terra, infatti, “può essere sciolta e ricompattata senza che se ne alteri la sua qualità”.
Una tecnica che ai nostri nonni potrebbe sembrare tutto fuorché innovativa, considerato che un tempo costruire case in terra era più che consueto. “Nella nostra provincia, in particolare nella zona delle Fraschetta, esistono moltissime cascine costruite con la terra, le cosiddette ‘trunere’. Si va da piccoli cascinotti a due piani a cascine molto più grosse. L’importante è progettare conoscendo i limiti del materiale e le sue possibilità. I contadini conoscevano molto bene i materiali e le tecniche di realizzazione. Purtroppo ora le maestranze di un tempo sono andate perse. Il mio intento è anche quello di recuperare una conoscenza in via di estinzione”.
Quali limiti e dimensioni può raggiungere un edificio in terra cruda? “Beh, la città di Shibam, nello Yemen, è stata eretta utilizzando esclusivamente la terra. La chiamano ‘la Manhattan del deserto’ perché esistono edifici a otto-nove piani, veri e propri grattacieli in terra”. Con la tecnica ‘superadobe’, però, si creano unità abitative a cupola (antisismiche ed ignifughe) dalle dimensioni ridotte. “Se, ad esempio, si desidera una metratura totale di 100 mq è consigliabile costruire 5 cupole da 20 mq, ovviamente comunicanti”. Certo è che almeno per il momento, in base alle normative, in Italia risulta assai arduo costruire vere e proprie alloggi abitabili. “Per me è molto più facile andare a tenere corsi all’estero dove non ci sono grosse restrizioni, soprattutto per piccole costruzioni, mentre in Italia la burocrazia è molto più rigida. Anche perché la terra non è considerata materiale da costruzione, esiste un vero e proprio vuoto normativo. Finora, infatti, ho potuto realizzare una sola cupola di 2 metri di diametro in Abruzzo. Occorre creare un precedente che possa in qualche modo alimentare futuri cambiamenti nel sistema di regolamentazione”.
Per ciò che riguarda le costruzioni in terra cruda, la nostra provincia possiede un’eredità come poche altre zone in Italia, “e per quanto riguarda la terra battuta oserei dire in Europa”. Collaborazioni o progetti proposti agli enti locali? “Grazie ad una concessione del Comune di Quattordio ho realizzato un arredo urbano, una spirale attorno ad un albero che funge da tavolo e da seduta (foto a lato). Da un po’ sto invece collaborando con un comune del Monferrato per realizzare un prototipo di abitazione con la tecnica “superadobe”. Come dicevo, l’importante è riuscire a creare un precedente che possa in qualche modo aprire la strada a nuovi progetti”.
Diffondere la cultura della sostenibilità a basso costo, questo è uno degli obiettivi che si pone Davide Frasca. “Credo che la sostenibilità debba andare di pari passo con il basso costo, altrimenti non si potranno mai raggiungere le grandi masse, soprattutto quelle più bisognose. Una sostenibilità fatta di costi esorbitanti rimarrà sempre prerogativa delle élite e a livello globale cambierà ben poco”.
Per sapere qualcosa in più su Davide Frasca e per conoscere la tecnica del superadobe consultare il sito www.videterra.org