La Novese attende solo che qualcuno abbia la pietà di staccare la spina
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Maurizio Iappini - sport@alessandrianews.it  
6 Settembre 2016
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La Novese attende solo che qualcuno abbia la pietà di staccare la spina

Anche domenica alla prima di campionato col Benarzole i biancocelesti non si sono presentati, ancora una volta per mancanza di giocatori e tecnico. Alla terza rinuncia scatta la radiazione...

Anche domenica alla prima di campionato col Benarzole i biancocelesti non si sono presentati, ancora una volta per mancanza di giocatori e tecnico. Alla terza rinuncia scatta la radiazione...

NOVI LIGURE – Con buona pace di chi ha fatto di tutto per iscriverla, la Novese è a una partita dalla esclusione del campionato di eccellenza. Anche domenica alla prima di campionato col Benarzole i biancocelesti non si sono presentati, ancora una volta per mancanza di giocatori e tecnico. Da Napoli, Battiloro & Retucci hanno preannunciato la loro uscita di scena raccontando di una trattativa allo stato embrionale per affidare la gestione del club ad altri dirigenti senza però fornire un nome o un recapito telefonico dei potenziali acquirenti.

Regolamento alla mano, alla terza mancata presentazione in una partita ufficiale, scatta la radiazione del club e la Novese è a quota due: Coppa Italia con l’Acqui e prima col Benarzole. Difficile credere che in meno di una settimana possa trovarsi un acquirente, tesserare un tecnico e 15-16 giocatori e andare ad Olmo, sobborgo di Cuneo per affrontare i locali. Più facile immaginare un game over biancoceleste con una fine che pochi avrebbero augurato alla povera Novese su cui negli ultimi mesi c’è stato un accanimento per tenerla in vita inutile. Che senso ha avuto fare il diavolo a quattro per iscriverla all’Eccellenza se poi non c’erano le risorse per farla giocare? Forse sarebbe stato meglio rinunciare alla categoria e uscire di scena alla chetichella, senza troppi proclami o inutili e futili intestardimenti di qualche ex dirigente.

La sostanza è che la Novese ha i giorni contati perché ormai ogni bluff è superfluo e si gioca a carte scoperte, senza possibilità del gioco delle tre carte. Ora rimane solo da attendere che qualcuno stacchi la spina e ponga fine a una farsa che dura quasi da un anno, da quel mercoledì pomeriggio di Coppa Italia al Girardengo quando patron Renato Traverso entrò negli spogliatoio per annunciare che aveva venduto la squadra e che presto si sarebbero presentati i nuovi proprietari. A nessuno, neppure al miglior scrittore di favole sarebbe venuto in mente una trama come quella che da quel giorno si è srotolata agli occhi increduli di tutti: sedicenti avvocati, tecnici non abilitati, potenziali sponsor qatarioti, riunioni in hotel a quattro stelle nel centro di Napoli, sono stati i picchi di una vicenda iniziata male e finita peggio. In molti ricordano quel pomeriggio di Coppa Italia col Pinerolo soprattutto per l’atteggiamento borioso e ai limiti della maleducazione dell’allora proprietà biancoceleste che non si degnò non solo di rispondere alle domande sulla vendita ma neppure di affacciarsi in sala stampa per un formale no comment. Una vendita che dopo poche settimane era diventata ottima con qualche ex dirigente che tranquillo, sugli spalti di Castellazzo, blaterava di un futuro radioso per i biancocelesti. I fatti gli hanno dato clamorosamente torto come quella volta che all’inaugurazione della (inutile) sede di piazza Dellepiane parlava di una potenziale Novese in B. L’ultimo capitolo di questa storia è ancora da scrivere ma un’appendice potrebbe esserci il 28 settembre con la discussione in Tribunale dell’istanza di fallimento.

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