La Novese dà ancora forfait, la radiazione è ad un passo
Anche a Madonna dellOlmo, alla periferia di Cuneo, arbitro e giocatori avversari hanno atteso i canonici 45 prima di prendere atto dellassenza degli alessandrini che sono alla loro seconda partita consecutiva di assenza. Dopo la terza scatta la radiazione
Anche a Madonna dellOlmo, alla periferia di Cuneo, arbitro e giocatori avversari hanno atteso i canonici 45 prima di prendere atto dellassenza degli alessandrini che sono alla loro seconda partita consecutiva di assenza. Dopo la terza scatta la radiazione
NOVI LIGURE – Che la Novese non si presenti più in campo ormai non fa più notizia. Anche a Madonna dell’Olmo, alla periferia di Cuneo, arbitro e giocatori avversari hanno atteso i canonici 45’ prima di prendere atto dell’assenza degli alessandrini che sono alla loro seconda partita consecutiva di assenza. Dopo la terza scatta la radiazione anche se a ben vedere i biancocelesti non si erano presentati neppure con l’Acqui in coppa Italia ma in Federazione si va coi piedi di piombo e si preferisce essere più realisti del re.
Insomma nulla di nuovo per un club che è ai rantoli finali prima del decesso sportivo al termine di uno strazio di oltre un anno e che avrebbe potuto essere gestito meglio nei modi e nelle forme da parte di tutti, ma proprio tutti quelli che si sono interessati della vicenda. Di certo la figura peggiore spetta a chi ha accettato o ha deciso di iscrivere la Novese al club sapendo di non avere nessuna garanzia sportiva ed economica di iniziare la stagione. Essere radiati dalla Federazione è ben diverso dal rinunciare (almeno formalmente) alla categoria di diritto anche se poi la sostanza è che la Novese, quella società che ha vinto lo scudetto e che per quasi un secolo è stata protagonista del calcio italiano, ha i giorni contati con buona pace di qualche ex dirigente che a fine luglio si divertiva a postare su Facebook frasi pseudo spiritose sull’iscrizione. Un club ormai alla frutta, una città che non è stata in grado di costruire un’alternativa seria in tanti giorni di discussioni e uno stadio in cui in tanti si sono “spartiti” l’eredità dei biancocelesti. Verrebbe da dire che la fine della Novese era considerata come un atto dovuto, come se fosse stato meglio lasciarla chiudere piuttosto che trovare soluzioni alternative.
Sarà la Storia a giudicare onori e oneri di ogni singolo personaggio di questa squallida vicenda anche perché la cronaca ogni giorno offre spunti nuovi. L’ultimo in ordine di tempo arriva, manco a farlo apposta, da Napoli. Gaetano Battiloro, interpellato sulle chance della Novese di scendere in campo domenica scorsa è stato lapidario annunciando che la società di cui lui è plenipotenziario per conto di un proprietario mai visto ha i giorni contati. Fin qui nulla di male se non un annuncio di una morte sportiva annunciata. Quel che lascia basiti è il commento successivo quando lo stesso personaggio ha chiaramente detto che “non importa a nessuno se la Novese scende o non scende in campo”. Un’affermazione che si commenta da sola e che andrebbe girata a quei club che in estate avevano chiesto il ripescaggio in Eccellenza e che se lo sono visti negare da una Federazione che alla scadenza dei termini per completare le iscrizioni ha concesso una provvidenziale proroga di pochi giorni, fondamentale per la Novese (non si è ancora capito se ai nuovi o a qualche vecchio proprietario) per completare l’iscrizione. Fossimo nel presidente regionale Ermelindo Bacchetta, ci faremmo un bell’esame di coscienza e faremmo tesoro degli errori di sottovalutazione fatti a luglio quando si è permessa l’iscrizione di un team che poi ha ripagato tale fiducia con una richiesta di proroga del primo match (giocatori con parenti coinvolti nel terremoto del centro Italia) ben oltre i limiti del buongusto.