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Farmacia smascherata da Le Iene, già risarcita l’Asl
Le due farmaciste e i quattro medici novesi smascherati dall'inchiesta de Le Iene hanno risarcito l'Asl con 40 mila euro. L'azienda sanitaria si ritira dal procedimento. In aula i primi testimoni: ricette corrette o con aggiunte di farmaci, poi gettati nei contenitori per la raccolta di medicinali scaduti
Le due farmaciste e i quattro medici novesi smascherati dall'inchiesta de Le Iene hanno risarcito l'Asl con 40 mila euro. L'azienda sanitaria si ritira dal procedimento. In aula i primi testimoni: ricette corrette o con aggiunte di farmaci, poi gettati nei contenitori per la raccolta di medicinali scaduti
CRONACA – Mesi di indagini, centinaia e centinaia di interrogatori e documenti passati al setaccio, per quantificare un danno materiale di 13 mila euro, già liquidato dagli imputati, insieme al danno d’immagine, nonostante gli avvocati di difesa contestino il reato. Quaranta mila euro in tutto, già versato all’Asl di Alessandria da Pier Francesca Lavezzaro e Valentina Francesca Bona, titolari dell’ex farmacia dell’Ospedale, e i medici di base Francesco Bonomo, Giacomo Burrone, Nicoletta Zanni e Gian Erminio Dagna, coinvolti in quello che fu definito, a livello nazionale, lo “scandalo della farmacia” messa in piazza dalla trasmissione Le Iene.A questo punto, ottenuto il risarcimento, l’Asl di Alessandria è uscita dal procedimento penale. Va avanti, però, il processo in aula contro i sei che devono rispondere di truffa ai danni del servizio sanitario.
Nell’udienza di venerdì mattina, sono stati ascoltati i primi testimoni chiamati dall’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Francesca Rombolà.
Sono stati ascoltati i militari del Nas che per primi si recarono nella farmacia di viale Saffi, subito dopo che la giornalista Nadia Toffa si presentò nella caserma dei carabinieri di Novi con un sacco pieno di farmaci non scaduti e privi di confezione.
Altrettanti furono trovati dai carabinieri verso le 18, nel contenitore per farmaci scaduti situato all’esterno della farmacia. Erano blister privi di scatola. Incrociando poi i dati di carico e scarico del magazzino, i Nas hanno “verosimilmente attribuito” quei farmaci all’esercizio di Pier Fracesca Lavezzaro.
Il lavoro dei Nas, raccontano in aula i primi testimoni, non si è fermato qui. Sono state acquisite le ricette mediche (“quelle rosse, per le quali è previsto il rimborso dell’Asl”) dei due anni precedenti allo scandalo, dal 2010 al 2011. Secondo i testimoni, vi erano ricette visibilmente “corrette”, in cui era stata modificato il quantitativo di farmaci prescritto o aggiunto uno o più farmaci. Erano correzioni “a mano”, con penne dallo stesso colore di inchiostro, ma in cui si notava però una differenza, controfirmate da sigle dei medici ignari che sarebbero “evidentemente false”. Accusa respinta dalle difese, come tutte le altre.
Sul banco dei testimoni è stato chiamato anche il responsabile del centro anti doping di Orbassano. A lui i carabinieri conferirono l’incarico di analizzare il campione di un preparato galenico, consegnato da una cliente, costituita come parte lese: sull’etichetta era indicato il principio attivo, il vioformio, nella quantità di 3 grammi, ma dalle analisi è risultato non esservene traccia.
I farmaci prescritti e non venduti ai pazienti sarebbero stati poi gettati.
Già fissate le date delle prossime udienze, da qui fino al febbraio 2017. Alla fine saranno chiamati a testimoniare oltre cento cinquanta testi che saranno chiamati a deporre, tra accusa e difesa. Era attesa già oggi anche la giornalista Nadia Toffa, che però pare non aver ritirato la raccomandata con la convocazione. Sarà rinviata a cura del tribunale per il 14 ottobre, data della prossima udienza.