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Armiamoci e… patite
NellItalia Paese, storicamente noto allestero come quello delloperetta, anche la nostra Provincia non vuole essere da meno. E siccome non le fa difetto loriginalità nel realizzare gli autogol più clamorosi, questa volta loperetta è andata in scena con la... doppietta
Nell?Italia Paese, storicamente noto all?estero come quello dell?operetta, anche la nostra Provincia non vuole essere da meno. E siccome non le fa difetto l?originalità nel realizzare gli autogol più clamorosi, questa volta l?operetta è andata in scena con la... doppietta
OPINIONI – Nell’Italia Paese, storicamente noto all’estero come quello dell’operetta, anche la Provincia di Alessandria – intesa come quella abolita, eppure mai sparita, della politica – non vuole essere da meno. E siccome non le fa difetto l’originalità nel realizzare gli autogol più clamorosi, questa volta l’operetta è andata in scena con i botti della doppietta. A dire il vero, coi botti proprio no: perché complice il consueto scarica barile, qualcuno: non si è capito ancora bene chi, a meno di 48 ore dall’apertura della stagione venatoria avvenuta lo scorso 25 settembre, si è dimenticato che chi è chiamato a vigilare sull’operato degli sparatori della domenica, doveva anche essere armato. Il venerdì precedente, infatti, si è “scoperto” che dei fucili semi automatici con i quali le guardie dovrebbero potersi difendere dalle eventuali cattive intenzioni di chi ammazza esseri viventi, ma senza neppure rispettare le regole previste, non c’era traccia. Ora, subito scartata l’ipotesi di aver voluto rendere la vita più difficile, da parte di qualcuno, a quanti devono far rispettare i regolamenti, in un ambito tanto delicato ed economicamente rilevante per la politica locale come quello della caccia, si poteva pensare all’attuazione di un’improvvisa obiezione di coscienza da parte delle Guardie venatorie. Neanche per sogno: non fosse altro perché parliamo dei medesimi poliziotti che, nel febbraio dello scorso anno, sono risultati irreperibili durante le fasi di “cattura e ripopolamento delle prede” a Castelnuovo Scrivia, mentre alcuni “catturatori” ammazzavano a bastonate una volpe rimasta intrappolata in una rete.
Più di pragmatica, invece, pare che l’armaiolo alessandrino cui quaranta giorni prima erano stati consegnati, per la revisione, i ventiquattro fucili delle guardie provinciali (ma pagate dalla Regione Piemonte), non vedendo il denaro non abbia mostrato, come si dice, neppure il cammello. La Regione, infatti, pur avendo in carico il personale di vigilanza sembrerebbe non aver previsto i fondi necessari per il funzionamento del servizio stesso e quindi – parola del capo di gabinetto provinciale Erik Barone – l’onere relativo, anche se di comprensibile malavoglia, è stato accollato da quel che resta degli amministratori di Palazzo Ghilini. Come soluzione per far felici i cacciatori – il rischio concreto di un rinvio sarebbe stato più che fondato – è ineccepibile, ma resterebbe da chiedere con quale denaro e, soprattutto, a quale titolo la Provincia possa pagare il conto dell’armeria se, come sostenuto appunto da Barone, tale spesa «non toccherebbe» a essa.
Chi lo sa, forse le ragioni sono più d’una e, purtroppo per gli animali, alla Provincia urge anche la necessità di accontentare pure gli agricoltori (che spesso coincidono coi cacciatori). I fucili delle Guardie venatorie, infatti, non servono soltanto a dissuadere chi non si attiene alla norme previste in materia di caccia, ma purtroppo anche ad abbattere gli animali cosiddetti in soprannumero.
Un’eccedenza faunistica che, da anni, si potrebbe evitare con poca spesa e soprattutto in maniera incruenta, ma indispensabile a favorire l’enorme giro d’interessi che ruota intorno all’attività venatoria e, soprattutto in ambito locale, a coltivare un potenziale serbatoio di voti assolutamente trasversale. Un perverso gioco dell’oca dove gli Enti locali finanziati dalle tasse dei cacciatori, con le quali indennizzano anche i contadini per i danni provocati alle colture da cinghiali e caprioli, immettono (ripopolano) contro ogni logica, ogni anno, nelle campagne animali “selvatici” poi prede per quella caccia che, in teoria, da sola si spergiura dovrebbe servire ad autoregolamentare la fauna stessa. Meglio ancora un monopoli macabro, lo si potrebbe definire, dove al posto degli alberghi ci sono le armerie e al divertimento finto di pochi, segue la morte vera di molti.