Botte a un giornalista: Omar di nuovo a processo
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Marzia Persi - m.persi@ilnovese.info  
5 Ottobre 2016
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Botte a un giornalista: Omar di nuovo a processo

Il prossimo 17 novembre il giudice Michele Innocenti pronuncerà la sentenza nei confronti di Omar Favaro e di suo padre Maurizio. I due sono accusati di lesioni nei confronti di un giornalista milanese

Il prossimo 17 novembre il giudice Michele Innocenti pronuncerà la sentenza nei confronti di Omar Favaro e di suo padre Maurizio. I due sono accusati di lesioni nei confronti di un giornalista milanese

NOVI LIGURE – Il prossimo 17 novembre il giudice Michele Innocenti pronuncerà la sentenza nei confronti di Omar Favaro e di suo padre Maurizio. I due sono accusati di lesioni nei confronti di un giornalista milanese. Ma torniamo ai fatti. Cinque anni fa Omar esce dal carcere dopo aver scontato la pensa inflittagli dopo l’uccisione, insieme all’allora sua fidanzata Erika De Nardo, della mamma e del fratellino di lei. Omar cercò di riprendere una vita normale nella comunità. Suo padre Maurizio lo aveva preso a lavorare nel suo bar. Non appena la notizia raggiunse la stampa, il bar di Favaro fu preso d’assalto da giornalisti, fotografi e telecamere. Una continua e implacabile pressione per il giovane che sicuramente si sarà sentito oppresso da questo circuito mediatico senza fine.

Un giornalista free lance di Milano, come altri colleghi, scoperto il posto in cui Omar lavorava, si è recato immediatamente sul luogo per cercare di intervistare il ragazzo e farlo riprendere dalla telecamera mentre è dietro al bancone del bar. Il giornalista denunciò che Maurizio e Omar lo avevano malmenato mentre cercava di fare il suo lavoro. Dall’udienza dei giorni scorsi sono venute fuori delle incongruenze dalle varie testimonianze. Il reporter insiste che è stato aggredito, esibendo anche il certificato medico relativo alle lesioni, altri testi, una cliente del bar, la dipendente della sala giochi a fianco all’esercizio commerciale e un carabiniere intervenuto in occasione del litigio, non confermano, però, l’aggressione. Secondo i difensori Lorenzo Repetti e Vittorio Gatti la ricostruzione accusatoria è basata su affermazioni confuse e contraddittorie che non provano nulla. Per il pm gli imputati sono responsabili: il giornalista ha detto il vero e quindi padre e figlio vanno condannati rispettivamente a dieci mesi e a sei mesi e mezzo. I difensori insistono sull’assoluzione “le vere vittime sono gli imputati che hanno subito un pesante assalto mediatico senza potersi difendere”. Ora si attende il responso del giudice.

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