Quando finisce un amore
Home
Daria Ubaldeschi - redazione@ilnovese.info  
7 Ottobre 2016
ore
00:00 Logo Newsguard

Quando finisce un amore

“…senza una ragione né un motivo, senza niente, ti senti un nodo nella gola…ti senti un vuoto nella testa…e vorresti cambiare il mondo ma sai perfettamente che non servirebbe a niente”. Recitava così Cocciante in una canzone degli anni ‘70 che prendo a prestito come metafora della storia che mi racconta Andrea, la stessa che, un po’ silenziosamente e all’ombra di Marcello, ha riempito queste pagine negli ultimi mesi

??senza una ragione né un motivo, senza niente, ti senti un nodo nella gola?ti senti un vuoto nella testa?e vorresti cambiare il mondo ma sai perfettamente che non servirebbe a niente?. Recitava così Cocciante in una canzone degli anni ?70 che prendo a prestito come metafora della storia che mi racconta Andrea, la stessa che, un po? silenziosamente e all?ombra di Marcello, ha riempito queste pagine negli ultimi mesi

OPINIONI – “…senza una ragione né un motivo, senza niente, ti senti un nodo nella gola…ti senti un vuoto nella testa…e vorresti cambiare il mondo ma sai perfettamente che non servirebbe a niente”. Recitava così Cocciante in una canzone degli anni ‘70 che prendo a prestito come metafora della storia che mi racconta Andrea, la stessa che, un po’ silenziosamente e all’ombra di Marcello, ha riempito queste pagine negli ultimi mesi. All’inizio penso che Andrea mi stia parlando proprio di Marcello, e ancora non sono certa che lui non c’entri, ma in realtà mi racconta del sentimento che ha provato per l’uomo con cui ha condiviso la vita per quasi 20 anni, di quando ha sentito che quell’amore era arrivato al capolinea, del dolore che l’ha investita e che ancora ogni tanto fa capolino, pur a distanza di tre anni. Perché rendersi conto che l’amore per una persona, per La Tua Persona, si sta consumando è devastante, è una tempesta che travolge speranze, progetti, obiettivi e, soprattutto, quelle che si pensava fossero delle assolute certezze. Possiamo provare a fare finta, a pensare che sarà solo un temporale passeggero, tornerà il sereno, ma non possiamo mentire a noi stessi quando, mi scrive Andrea, “sentiamo che l’amore che ci ha spinto a condividere la nostra vita con un altro è cambiato”.

Ma è davvero finito? O si è modificato e noi non riusciamo più a riconoscerlo? Rilancio in questo modo ad Andrea (forse anche a Marcello), che sa benissimo di poter ritrovare ovunque rubriche per cuori infranti nelle quali vengono dispensati consigli sul tema, ma certamente sa anche che ognuno può trovare la risposta solo dentro di sé, in base alla propria storia di vita. La ricerca della vicinanza e del contatto con l’altro è una predisposizione innata che ci porta a costruire la relazione amorosa, nella quale ci riconosciamo reciprocamente importanti, ma ciò non esclude la possibilità di conflitti, l’ambivalenza affettiva, i dubbi, i momenti nei quali non si riesce a ritrovare il senso di ciò che si sta vivendo. Perché la relazione cambia continuamente con il nostro evolversi, si modifica nella forma, nell’intensità e nelle caratteristiche, ma ciò non significa che sia un amore finito, anche se non è facile comprendere la differenza. Vero è che il piacere di amare e condividere è spesso messo a dura prova: l’amore deve essere protetto, curato, fatto crescere. Ognuno di noi può costruire un rapporto reale con il proprio partner solo se ha la possibilità di con-vivere con lui l’autenticità del proprio progetto esistenziale, di ciò che vuole essere nel mondo come individuo e come coppia, al cui interno sentire di poter essere autentici integrandosi e co-costruendo degli obiettivi. È nel momento in cui ci lasciamo prendere da ciò che è dato per scontato, in cui cessa il desiderio di condividere le scelte, a partire dagli atti della quotidianità, e in cui ricerchiamo solo qualcuno che aderisca alla nostra routine, che non vogliamo modificare, che il progetto diventa inautentico, che esistiamo con l’altro per confonderci, di fatto per non scegliere, ed emerge una sofferenza sorda e profonda, come quella di cui parla Andrea.

Qualunque cosa avvenga di te e di me, comunque si svolga la nostra vita, non accadrà mai che, nel momento in cui tu mi chiami, mi trovi sordo al tuo appello.” (H. Hesse). 

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione