13 ottobre 2014: solo acqua e fango
Strade bloccate, scantinati pieni di acqua, il piano terra dellospedale San Giacomo inagibile: a Novi si è sempre pensato di essere immuni dalle alluvioni, perché lontani dai fiumi. Quel giorno la natura ci dimostrò che nessuno è al sicuro
Strade bloccate, scantinati pieni di acqua, il piano terra dell?ospedale San Giacomo inagibile: a Novi si è sempre pensato di essere immuni dalle alluvioni, perché lontani dai fiumi. Quel giorno la natura ci dimostrò che nessuno è al sicuro
NOVI LIGURE – Sono trascorsi due anni esatti. Era il 13 ottobre 2014 quando la città fu investita da un nubifragio senza precedenti. In pochi minuti è stata la fine del mondo. Novi era completamente invasa da acqua e fango: strade bloccate, scantinati pieni di acqua, il piano terra dell’ospedale San Giacomo inagibile con l’emergenza di trasportare i malati in luogo protetto e sicuro.
Si è sempre pensato di essere immuni da una tale calamità perché lontani dai corsi d’acqua principali. Ma così non è. La città è percorsa, infatti, da una serie di rii che passano sotto le abitazioni che dovendo sopportare una quantità di pioggia oltre il nomale hanno ceduto e così i tombini hanno iniziato a riversare acqua ovunque. Ogni quartiere è stato colpito.
Un cielo plumbeo, un cielo di sventura come quello della tragedia greca, sovrastava il territorio che non sapeva come proteggersi. Ore di ansia e angoscia sono state quelle vissute dai novesi la mattina del 13 ottobre. Quando poi la pioggia ha smesso, e piano piano l’acqua si è ritirata lasciando solo un fango maleodorante, è iniziata la conta dei danni. Danni ingenti ma ciò che più ha lasciato il segno è la ferita nell’animo dei novesi che, però, non si sono lasciati abbattere ancora una volta e, in silenzio, con grande dignità si sono immediatamente rimboccati le maniche.
È stata una prova anche di grande solidarietà. Si sono subito mobilitati gli studenti delle superiori cittadine che, presentatisi nella sede della protezione civile, hanno semplicemente detto “noi ci siamo” e con grande senso civico, seguendo le direttive del Com 12, hanno offerto il loro aiuto dove necessitava. Il sindaco ha incontrato nel pomeriggio inoltrato del giorno dopo, il presidente della Regione che ha assicurato un intervento finanziario immediato per le opere di somma urgenza. Quel 13 ottobre sembra lontano nel tempo e allo stesso modo vicinissimo, soprattutto, quando inizia a piovere si teme che quanto avvenuto due anni fa si ripeta con la stessa violenza. Il 13 ottobre 2014 è stato una sorta di “spartiacque”, permettete il gioco di parole, nella vita della città. Prima di quella data le priorità erano altre, poi, ci si è resi conto della fragilità del territorio in cui viviamo e dell’importanza di intervenire per prevenire o, comunque, mitigare i danni in caso si ripetesse l’alluvione. Quando accadano eventi di tale genere ci si rende conto dell’importanza della quotidianità che scorre fluida e leggera e del bisogno di poter continuare la propria vita senza scossoni. Oggi ricordiamo solo quel giorno e diciamo “speriamo non accada mai più”.