Dammi il cellulare… e ti dirò chi sei
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Daria Ubaldeschi - redazione@ilnovese.info  
23 Ottobre 2016
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Dammi il cellulare… e ti dirò chi sei

Una nuova parola è entrata da tempo nel vostro vocabolario a nostra insaputa: nomofobia. Dal termine inglese no-mobile phobia, ossia paura di ritrovarsi senza cellulare o di non poterlo usare per qualsiasi motivo

Una nuova parola è entrata da tempo nel vostro vocabolario a nostra insaputa: nomofobia. Dal termine inglese no-mobile phobia, ossia paura di ritrovarsi senza cellulare o di non poterlo usare per qualsiasi motivo

SOCIETÀ – Una nuova parola è entrata da tempo nel vostro vocabolario a nostra insaputa: nomofobia. Dal termine inglese no-mobile phobia, ossia paura di ritrovarsi senza cellulare o di non poterlo usare per qualsiasi motivo. Si tratta del timore ossessivo di non essere raggiungibili, rintracciabili, a sua volta legata al bisogno tipicamente umano di sentirsi cercati, da una parte, e alla necessità di essere sempre presenti, connessi al resto del mondo, dall’altra. Parlare di nomofobia mi riporta alla mente un cortometraggio che mi pare una perfetta rappresentazione della primitiva paura dell’essere umano di essere e/o sentirsi solo. Eccone il contenuto: un funerale, il corteo accompagna il feretro verso il cimitero, la sepoltura, la bara che viene introdotta in un loculo. Qualche secondo e la ripresa si sposta all’interno della bara, un cellulare che suona, la salma, un uomo apre gli occhi, prende il cellulare ma non appena lo apre si staglia l’immagine della batteria che lampeggia, rossa, il cellulare si spegne.

Macabro, certo, ma credo possa rendere l’idea dell’ansia connessa a questo stato emotivo, rilevato già nel 2008 da alcuni ricercatori inglesi, gli stessi che hanno coniato il termine nomofobia e che hanno riscontrato come il 53% dell’utenza di telefonia mobile in Gran Bretagna mostri sintomi ansiosi quanto non ha il cellulare o è impossibilitato ad usarlo. In realtà, il termine fobia, in quanto connotante una patologia, non sarebbe corretto, poiché la mancanza dell’oggetto-cellulare in genere non implica una sofferenza fisica. Allora, forse sarebbe meglio parlare di angoscia di perdita legata ad una condizione in qualche modo di dipendenza da ciò che non è più o solo un oggetto per la maggior parte di noi, ma è letteralmente noi, la nostra memoria e la nostra storia. Il cellulare, infatti, oggigiorno non è uno dispositivo che si limita a metterci in contatto con una persona, ma funge da strumento di localizzazione che ci aiuta a trovare rapidamente un ristorante, ci fornisce gli orari del cinema, conta i passi quando camminiamo, ci permette di tradurre immediatamente da una lingua straniera, ci misura il battito cardiaco! Insomma, ci facilita nello svolgimento di molte attività quotidiane, è divenuto un’appendice sulla quale riversiamo funzioni affettive: teniamo tutta la nostra vita nel cellulare, per cui il timore di perderlo o di non poterlo usare diventa quasi normale e spiega l’origine dell’angoscia che proviamo, perché è come se ci venisse sottratta o mancasse una parte di noi.

Comunque, se la nomofobia sembra essere una conseguenza logica, considerando il ruolo che il cellulare ha assunto nelle nostre vite, non va sottovalutata, poiché sempre più porta ad allontanarci dal contatto fisico, dalla relazione reale e non solo virtuale, con le naturali conseguenze negative in termini di rapporti umani e di comunicazione.

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