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Veronesi, “un uomo che sapeva mettersi nei panni delle donne”
Il ricordo di Umberto Veronesi
Il ricordo di Umberto Veronesi
SOCIETÀ – Un uomo gentile e delicato sono i primi due aggettivi che mi vengono alla mente pensando a Umberto Veronesi, che solo da pochi giorni ci ha lasciato, donandoci, io credo, un patrimonio di umanità e di progresso scientifico universalmente riconosciuti. Questo è l’ovvio, ma è trovandosi di fronte a lui che ho provato quelle sensazioni di gentilezza e delicatezza proprie di un uomo che ha dedicato la sua ricerca, le sue conoscenze, di fatto la sua vita, alle donne. Gentile nei modi e nello sguardo, un uomo in realtà semplice, disponibile: ricordo che la prima impressione fu quella di avere di fronte “un nonno”, usai proprio queste parole, una persona calda, accogliente, paziente. E delicata, appunto, con le parole soprattutto, come se prima di ogni sua frase si prendesse un tempo per comprendere quello che avrebbe potuto dire o non dire, come a volersi accertare che l’interlocutore fosse pronto e psicologicamente disponibile ad accogliere le sue comunicazioni. Un uomo empatico, diremmo oggi, nel significato proprio di sapersi mettere nei panni dell’altro comprendendone lo stato d’animo, senza giudicare e capace di farti sentire “ecco, sono qui” senza fronzoli, abbellimenti né sterili consolazioni. Un uomo che sa mettersi nei panni di una donna è cosa rara, probabilmente unica nel modo in cui lo sapeva fare lui e lo potreste sentir dire da tutte le donne che ho hanno incontrato nel loro percorso di malattia e di cura del cancro al seno. Il cancro è un evento impetuoso che può sradicare completamente se non si impara ad assecondarlo, perché prima del vero e proprio attacco, si prende del tempo e “ci lascia una possibilità di vittoria”, diceva Veronesi stesso sottolineando quanto la prima mossa spettasse a pazienti e medici con la prevenzione e la diagnosi precoce. Il problema, con il cancro, però, è che, anche se regredisce, la consapevolezza di averlo avuto non sparisce mai, così come la paura che possa tornare e “il Professore” lo aveva bene in mente quando diceva che oggigiorno è facile togliere il cancro dal seno, ma molto più difficile è toglierlo dalla testa! Così, le donne che hanno avuto un cancro al seno, che oggi sono qui con noi e che devono parte del loro destino di vita a quell’uomo gentile, sono oggi delle sopravvissute, delle persone che nonostante le avversità e i pericoli tengono duro e la sensazione e che tutto questo vissuto, spesso così complesso da comprendere, era come se lui lo avesse provato. Cosa impossibile, ovvio, ma è stato Veronesi stesso a raccontarlo quando, anni fa, diceva: “spero di aver assorbito almeno un po’ dell’attitudine delle donne verso la vita, del loro disinteresse per il potere e del loro coraggio per le proprie passioni. Se così non fosse, avrei perso anch’io la mia grande occasione, come molti altri uomini che, proprio per questo, sono invecchiati troppo presto”. Grazie Prof.