Al Giacometti fa tappa la “Bottega del Caffè” di Goldoni
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Michela Ferrando - novionline@novionline.net  
14 Dicembre 2016
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Al Giacometti fa tappa la “Bottega del Caffè” di Goldoni

Scritta nel 1750, “La bottega del caffè” è considerata una delle commedie più fortunate di Goldoni. Al teatro di Novi Ligure sarà portata in scena dalla Compagnia degli Incamminati, per la regia di Antonio Zavatteri

Scritta nel 1750, ?La bottega del caffè? è considerata una delle commedie più fortunate di Goldoni. Al teatro di Novi Ligure sarà portata in scena dalla Compagnia degli Incamminati, per la regia di Antonio Zavatteri

NOVI LIGURE – Secondo appuntamento della stagione teatrale al Giacometti domani sera, giovedì 15 dicembre, alle 21.00 con Alberto Giusta che, con la Compagnia degli Incamminati, interpreterà “La bottega del caffè” di Carlo Goldoni, per la regia di Antonio Zavatteri.

Scritta nel 1750, “La bottega del caffè” è considerata una delle commedie più fortunate di Goldoni. La scena si svolge a Venezia, alle prime luci dell’alba di un mattino invernale di Carnevale. Il caffettiere Ridolfo prende a cuore la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio che da qualche tempo frequenta assiduamente la casa da gioco di Pandolfo dove ha subìto molte perdite giocando a carte con Flaminio, un giovane torinese che si spaccia per nobile. La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di far ravvedere il marito. Allo stesso scopo è giunta a Venezia da Torino la moglie di Flaminio, Placida, che, travestita da pellegrina, ignora la nuova identità assunta dal marito, ed è esposta alle insidie intessute da don Marzio.

Quest’ultimo è un nobile napoletano in decadenza, prepotente, ambiguo e chiacchierone, che prova piacere nel frapporre ostacoli al desiderio delle due mogli di ricondurre sulla retta via Eugenio e Flaminio, trovando anzi il modo di indurli a festeggiare la ritrovata libertà quando pensa di aver allontanato definitivamente le due donne, coinvolgendo nei festeggiamenti la ballerina Lisaura che, ignara del fatto che Flaminio fosse già sposato, sperava di diventare sua moglie per poter così abbandonare il paese.
I tranelli di don Marzio e di Pandolfo trovano un fiero oppositore nel caffettiere Ridolfo e nel suo garzone Trappola che aprono gli occhi a Eugenio e a Flaminio: pentiti, i due si ricongiungono alle mogli, mentre Pandolfo è arrestato per truffa dopo un’involontaria rivelazione ai gendarmi da parte di don Marzio che, accusato di essere un diffamatore e, abbandonato da tutti, lascia la città.

L’opera è scritta in italiano di modo che tutta Italia potesse comprendere il testo: infatti, pur ambientata a Venezia, i personaggi non parlano veneziano. L’intento di Goldoni è quello di mettere in luce gli aspetti negativi e positivi dell’ascesa della borghesia, raccontando un microcosmo – quello della bottega del caffè, luogo di ritrovo di avventori abituali e di passaggio, collocato al centro della piazza – in cui si creano varie dinamiche tra i personaggi che litigano ma si aiutano a vicenda.

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