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Telecity: il confronto si sposta al Ministero
In ballo i 60-70 esuberi annunciati un mese fa dal gruppo che controlla l'emittente televisiva. I sindacati: "Serve maggiore chiarezza dopo la rinuncia agli ammortizzatori sociali"
In ballo i 60-70 esuberi annunciati un mese fa dal gruppo che controlla l'emittente televisiva. I sindacati: "Serve maggiore chiarezza dopo la rinuncia agli ammortizzatori sociali"
CASTELLETTO D’ORBA – Non è ancora stato presentato nel concreto il progetto annunciato a voce dai vertici dell’emittente Telecity per una ristrutturazione complessiva che prevederebbe, secondo quanto spiegato, il licenziamento di 60-70 dipendenti sui circa 140 della società del gruppo Tacchino che comprende anche Telestar e Radiocity e la possibilità di dover rinunciare ad almeno una delle cinque sedi e redazioni tra Castelletto d’Orba, Alessandria, Genova, Torino e Milano. E così con ogni probabilità il confronto chiesto a gran voce dai sindacati è destinato a trasferirsi sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico. “Serve maggiore tutela nella vertenza di Telecity – afferma Marco Sali, (Sic Cgil) – poiché l’azienda non ha voluto rinnovare gli ammortizzatori sociali, preferendo mettere in ferie forzate i lavoratori e pagando i medesimi in ritardo, con acconti e stipendi al 50%, a dimostrazione della crisi di liquidità. Questo nonostante la possibilità di rinnovare ancora i contratti di solidarietà”. Dai vertici della società fanno sapere che il dialogo andrà avanti, pur non condividendo la scelta delle parti sociali di coinvolgere il ministero. Secondo gli stessi sindacati “la prospettiva di un taglio tanto drastico del personale sia irricevibile “considerati gli sforzi fatti finora dai dipendenti e il fatto che, allo stato attuale, una misura del genere non garantirebbe che altri 6 mesi di vita”.