Chiara Borghini e la danza, da Novi ai grandi teatri… e ritorno
La giovane ballerina originaria di Pasturana tornerà a calcare le scene del teatro Giacometti di Novi Ligure. Oggi ha 26 anni, e dall'età di 8 si dedica al ballo. Ha mosso i suoi primi passi al Centro Danza Borello, poi l'Accademia di Monaco, la scuola di balletto in Toscana e il successo
La giovane ballerina originaria di Pasturana tornerà a calcare le scene del teatro Giacometti di Novi Ligure. Oggi ha 26 anni, e dall'età di 8 si dedica al ballo. Ha mosso i suoi primi passi al Centro Danza Borello, poi l'Accademia di Monaco, la scuola di balletto in Toscana e il successo
NOVI LIGURE – La passione della danza si è trasformata in professione. Chiara Borghini – che ha mosso i suoi primi passi all’età di soli 8 anni presso il Centro Danza Borello di Novi Ligure – oggi fa parte di una compagnia che porta il ballo nei maggiori teatri del nord d’Italia. E domenica 12 marzo Chiara tornerà a calcare le scene del teatro Giacometti di Novi con lo spettacolo “POPoff” (ore 21.00).
«Ho frequentato da privatista l’Accademia di Monaco. Poi, finito il liceo, mi sono iscritta alla Scuola di Balletto della Toscana. Ho iniziato l’università e contemporaneamente danzavo», racconta la giovane, nata a Pasturana nel 1990. A Mantova la svolta: Chiara inizia ad avere qualche piccola parte come danzatrice in alcune compagnie teatrali. Quindi parte alla volta dell’Inghilterra dove lavora con gruppi di danza contemporanea.
«Ora mi muovo tra Genova e Milano. Dall’ottobre 2015 faccio parte della compagnia Lost Movement. Si tratta di una compagnia emergente. Non siamo finanziati da alcun ente, ma riusciamo a lavorare specialmente nel nord d’Italia, ottenendo anche premi e riconoscimenti».
«“POPoff” nasce nel 2105, l’anno di Expo Milano. Si tratta di una riflessione del coreografo Nicolò Abbattista sull’uomo e sul cibo”. Lost Movement con “POPoff” cerca di rappresentare le più antiche tradizioni e i riti dell’essere umano. Una tribù che si muove ai ritmi forsennati della pizzica e della taranta, dove l’individuo esplora se stesso, l’ambiente e gli altri. «È una storia matriarcale – continua Borghini – in cui la donna assume una posizione prevalente rispetto all’uomo, immersa in una sorta di rito familiare in cui le femmine si ritrovano a rievocare ma anche a rinfacciare gli eventi legati alla loro storia personale. Un’allegoria dove alla parola si sostituisce il movimento e dove tutto a un tratto si confonde: morti e vivi, passato e presente».