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Puni, il partigiano “riabilitato” ora riposa in pace
Il suo nome, dallo scorso 25 aprile, è ora insieme a quello dei partigiani di Voltaggio che hanno perso la vita per la Libertà. E' quello di Tomaso (con una m sola) Merlo,detto Puni, ucciso nell'inverno del '44 in una cascina ai piedi del monte Tobbio. "Ci sono voluti ben 72 anni, ma credo si possa dire che finalmente è stata resa giustizia"
Il suo nome, dallo scorso 25 aprile, è ora insieme a quello dei partigiani di Voltaggio che hanno perso la vita per la Libertà. E' quello di Tomaso (con una ?m? sola) Merlo,detto Puni, ucciso nell'inverno del '44 in una cascina ai piedi del monte Tobbio. "Ci sono voluti ben 72 anni, ma credo si possa dire che finalmente è stata resa giustizia"
VOLTAGGIO – Il suo nome, dal 25 aprile 2017, è ora insieme a quello dei partigiani di Voltaggio che hanno perso la vita per la Libertà. E’ quello di Tomaso (con una “m” sola) Merlo, detto Puni, ucciso nell’inverno del ’44 in una cascina ai piedi del monte Tobbio. “Ci sono voluti ben 72 anni, ma credo si possa dire che finalmente è stata resa giustizia“, ha detto il sindaco di Voltaggio, Michele Bisio. E’ una delle tante storie delle Resistenza italiana rimaste fuori dai libri di storia. La vicenda è stata raccontata da Gian Piero Armano, presidente dell’associazione Memoria della Benedicta, e Maurizio Orlandi nel film documentario I ribelli del Roverno, ricostruendo attraverso numerose testimonianze, l’impegno e le scelte dei partigiani autonomi coinvolti nell’eccidio della Benedicta. “Puni – spiega Armano – aveva una personalità forte, una carattere che potremmo definire anarcoide, e non si voleva assoggettare alle regole delle brigate garibaldine che, da Genova, si rifugiarono nell’appennino”.
Merlo fu il primo, secondo quanto ricostruito dal presidente dell’associazione, a formare una banda partigiana nella zona a cavallo tra Piemonte e Liguria. “Riunì in questa banda, più o meno organizzata, alcune persone, per lo più slave, fuggite dal campo di concentramento di Isola del Cantone e trovarono rifugio nelle cascine della zona”. Nel frattempo si stava organizzando anche la Resistenza, quelle delle brigate Garibaldi, che vedevano nel Partito Comunista un punto di riferimento. “Puni non volle mai stringere accordi con loro, ma venne siglato una sorta di patto di soccorso, in caso di necessità”, prosegue Armano. Puni e i suoi, in realtà, non intervennero mai, perchè una notte del febbraio 1944 lui e altri tre uomini vennero uccisi in un agguato, probabilmente ad opera dei Garibaldini. Il suo corpo venne poi ritrovato un anno e mezzo dopo la fine della guerra, in una fossa, e il cadavere riconosciuto dai famigliari grazie ad una protesi dentaria. “A lui va riconosciuto il merito di aver intrapreso, tra i primi, la lotta partigiana”, dice Armano.
“Con questo film,proiettato ad Alessandria e Bosio e, durante l’estate anche a Voltaggio – precisa il presidente dell’associazione Memoria della Benedicta – non abbiamo voluto dare un giudizio, o altro. Abbiamo voluto raccontare, grazie alle testimonianze raccolte, di quei partigiani autonomi, che pure c’erano”.
“Con la riabilitazione di Merlo Tomaso detto Puni la lapide dei Voltaggini caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale è ora completa – dice il sindaco Bisio – Un ringraziamento di cuore a Don Gampiero Armano Presidente dell’Associazione Memoria della Benedicta per il suo lavoro di ricerca sul caso”.