Il periodo d’oro del rock nelle cover della Blue Band
La Blue Band, formata da Adriano Marchetti alla chitarra solita, Mauro Mameli al basso, Fabio Lodigiani alla batteria, Mariano Cantore alla chitarra ritmica e Alice Franchini alla voce, è il frutto di anni di passione e dedizione verso il mondo della musica e, soprattutto, del rock'n'roll
La Blue Band, formata da Adriano Marchetti alla chitarra solita, Mauro Mameli al basso, Fabio Lodigiani alla batteria, Mariano Cantore alla chitarra ritmica e Alice Franchini alla voce, è il frutto di anni di passione e dedizione verso il mondo della musica e, soprattutto, del rock'n'roll
NOVI LIGURE – La Blue Band, formata da Adriano Marchetti alla chitarra solita, Mauro Mameli al basso, Fabio Lodigiani alla batteria, Mariano Cantore alla chitarra ritmica e Alice Franchini alla voce, è il frutto di anni di passione e dedizione verso il mondo della musica e, soprattutto, del rock’n’roll.
Il fondatore è Marchetti che cinque anni fa decise di mettere insieme un gruppo per dar nuova vita ai grandi pezzi del rock. Nel corso del tempo la formazione è andata a modificarsi fino ad arrivare a quella attuale che si è esibita per la prima volta ad aprile alla Baita di Tagliolo. La Blue Band ha iniziato proponendo principalmente rock anni Settanta e Ottanta.
Cosa vi ha spinto a scegliere questo genere? «Il nostro scopo – affermano – è quello di far rivivere quegli anni felici che rappresentano il periodo d’oro del rock». Proseguono: «La scelta di dedicarci a questo genere è stata dettata dalla passione che lega tutti e cinque al rock… ultimamente, però, abbiamo introdotto nel nostro repertorio anche pezzi hard rock: abbiamo deciso di intraprendere anche questa direzione per andare incontro ai gusti di più ascoltatori, di diverse generazioni».
Qual è il pezzo che non manca mai nella vostra scaletta? «Sicuramente – rispondono in coro – Sympathy for the devil dei Rolling Stones. Nel nostro repertorio, comunque, abbiamo anche pezzi che si scostano dal rock come Superstition di Stevie Wonder o i Queen per arrivare anche a qualcosa di blues…tutto poi dipende dal contesto in cui siamo chiamati a suonare».
Come è già emerso parlando con altri musicisti della zona, il novese non è un’area molto felice per la musica live… voi cosa pensate a riguardo? «Purtroppo è vero, la nostra zona è musicalmente morta. A onor del vero, però, ci sono comunque locali che puntano ancora sulla musica dal vivo e danno spazio ai gruppi. Prossimamente, infatti, saremo a Casa di Cisky a Spinetta Marengo venerdì 9 giugno, alla festa dello street food a Basaluzzo domenica 18 giugno e sabato 29 luglio al Vecchio San di Stazzano».
Cosa dovrebbe cambiare? «Sarebbe bello se ci fossero più occasioni per band come noi di suonare ed esibirci…prendiamo ad esempio i venerdì di luglio: perché chiamare sempre gruppi dall’esterno? Sarebbe un sogno, una gran bella opportunità avere uno spazio per le band locali durante i venerdì di luglio o comunque all’interno di eventi cittadini. Non è solo a Novi il problema ma nel Paese in generale… qui la figura del musicista è “bistrattata” e per fare carriera occorre, la maggior parte delle volte, andare all’estero… questo può voler dire sacrificare altri aspetti della vita e non tutti sono pronti a correre il rischio».
A quel punto, Adriano interviene: «Il mio desiderio e credo anche quello dei miei compagni di avventura, è quello che il nostro gruppo possa diventare un punto di riferimento novese, una band da chiamare anche per eventi importanti a scopo benefico: aiutare il prossimo attraverso la nostra musica sarebbe magnifico».