Un mondo fluttuante, omaggio all’arte giapponese
Alla galleria Spazio Arte di Gavi espone Michele Varrecchione: un illustratore "fulminato" dall'incontro con l'iconografia classica giapponese. La mostra offre uno spaccato significativo dell'Ukiyo-e, termine giapponese tradotto come "immagine del mondo fluttuante"
Alla galleria Spazio Arte di Gavi espone Michele Varrecchione: un illustratore "fulminato" dall'incontro con l'iconografia classica giapponese. La mostra offre uno spaccato significativo dell'Ukiyo-e, termine giapponese tradotto come "immagine del mondo fluttuante"
GAVI – C’era una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, un mondo fluttuante. Qui conduce il cammino della mostra, dipinto per dipinto. Nel paese del Sol Levante, in Giappone, quando la capitale si chiamava Edo e una pace rinnovata portava spensieratezza nelle strade delle città.
A guidare in questo viaggio l’osservatore è Michele Varrecchione, l’artista, un Virgilio schivo e sensibile alla sua prima personale. Dopo il diploma al Ciampini, Varrecchione segue la sua passione seguendo il corso biennale di illustrazione alla Scuola del Fumetto di Milano, maturando uno stile minuto, attento nel definire il tratto e nel curare il particolare. Oggi l’artista vive a Gavi e lavora a Novi Ligure, presso la libreria Buone Letture.
L’incontro con l’iconografia classica giapponese di quel periodo fa scattare in lui il colpo di fulmine: nasce l’idea della presente rassegna, omaggio ai maggiori rappresentanti del genere. Con la grazia fluida e inafferrabile dell’acquerello misto a collage e gessetti, la serie di carte in medio formato da lui presentata a Spazio Arte di Gavi offre infatti uno spaccato significativo dell’Ukiyo-e, termine giapponese tradotto appunto come immagine del mondo fluttuante, da cui il titolo della mostra, stampa artistica nipponica, sorta a partire dal XVII e in voga fino al XX secolo quando, nota alle avanguardie pittoriche dell’epoca, influenzò l’Art Nouveau e ispirò artisti quali Klimt e Degas.
Michele sofferma la sua attenzione su tre illustri rappresentanti dell’Ukiyo-e, attivi tra XVIII e XIX secolo, nel cosiddetto periodo Edo: Kitakawa Utamaro (1753-1806), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Katsushika Hokusai (1760-1849).
La capitale del Giappone si era spostata da Kyoto a Edo, l’odierna Tokyo (che significa a Est di Kyoto): l’appellativo “mondo fluttuante” si riferisce alla leggerezza della vita urbana pacificata dopo decenni di lotte sanguinose.
Andiamo a oriente, dunque, alla nuova capitale: dicono che qui si possano trovare meravigliose merci da terre remote e la gente abbia tempo da spendere in ozio. Lasciamoci trasportare fra le strade del divertimento, entriamo nelle case da gioco, dove gli studenti si smarriscono in discorsi d’incenso e sakè, rimbalzano le voci dei mercanti e l’aria s’irrora del profumo di cortigiane bellissime con sguardi di seta; oppure incontriamoci al teatro kabuki per acclamare gli attori o nelle arene in cui i giganti del sumo lottano e fanno tremare la terra, come dei onnipotenti. Usciamo, infine, per depurare la mente unendo la coscienza al cosmo, nella contemplazione di un canneto autunnale, il mare in tempesta, la vetta innevata del Fuji.
Interessato in particolare alla rappresentazione tanto del paesaggio naturale che di quello culturale, attraverso le immagini guidate dai celebri paradigmi, Varrecchione si afferma per la destrezza nel disegno, per le sfumature atmosferiche della luce e dei toni delicati e insieme per una pienezza cromatica e una vivacità gestuale contemporanee e personalissime.
Fino al 30 luglio in Corte Zerbo. Orario: da giovedì a domenica, dalle 16.00 alle 19.00. Entrata libera.