Incidente mortale, l’ipotesi del sorpasso. E gli abitanti chiedono sicurezza
Il luogo dell'incidente, a Gavi
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Redazione - novionline@novionline.net  
5 Settembre 2017
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Incidente mortale, l’ipotesi del sorpasso. E gli abitanti chiedono sicurezza

Proseguono le indagini per ricostruire la dinamica dell'incidente in cui a Gavi ha perso la vita Marco Milanese, di Vignole Borbera. Intanto gli abitanti della zona di Valle chiedono di intervenire contro l'alta velocità: "Serve un autovelox, i dissuasori non sono bastati"

Proseguono le indagini per ricostruire la dinamica dell'incidente in cui a Gavi ha perso la vita Marco Milanese, di Vignole Borbera. Intanto gli abitanti della zona di Valle chiedono di intervenire contro l'alta velocità: "Serve un autovelox, i dissuasori non sono bastati"

GAVI – Proseguono le indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente di domenica 3 settembre in cui ha perso la vita Marco Milanese, 28 anni di Vignole Borbera. Stando a una prima ipotesi, sembra che Milanese, che viaggiava sulla provinciale 161 in località Valle di Gavi a bordo della propria motocicletta Honda, fosse in fase di sorpasso. Un’auto però avrebbe a sua volta iniziato un sorpasso. Milanese potrebbe aver sbandato, o forse l’auto e la moto si sono sfiorate. Il giovane ha perso il controllo della moto ed è finito contro un’altra autovettura, parcheggiata davanti a una pizzeria che si trova lungo la strada. Uno schianto violento, che non ha lasciato scampo al giovane. Le due auto coinvolte e la moto sono ora sotto sequestro.

La morte di Milanese ha creato profondo cordoglio a Gavi e a Vignole. Il giovane era sposato da circa due anni con Erika, la fidanzata di sempre. Dopo il matrimonio si era trasferito a Gavi, dove la moglie lavora come parrucchiera. Milanese era invece dipendente dell’azienda dolciaria Serra, a Novi. Era la grande passione di Marco quella per le moto. Amava gli animali, gli amici, il ballo.

Era un volontario della Croce Rossa a Vignole, dove il fratello gemello, Gabriele, lavora. Non si danno pace i genitori, il padre Walter e la madre Gianna. Il magistrato sta valutando se lasciare il nulla osta per le esequie o se affidare l’incarico per l’esame autoptico, anche se non ci sono dubbi sulle cause del decesso, dovuto ai traumi a seguito del violento schianto. Anche il casco di protezione, che regolarmente indossava, non ha retto all’urto e si è spaccato.

Si riapre una ferita per i gaviesi che, in quel tratto di strada, hanno già visto troppi giovani perdere la vita. Nel 2006, a seguito di un incidente, erano morti tre ragazzi. Nell’occasione del decennale, gli abitanti della zona avevano promosso una petizione, per chiedere a Comune e Provincia di assumere iniziative per la sicurezza. Ma nulla è stato fatto. Ora i residenti tornano a chiedere controlli, attraverso un autovelox o posti di sorveglianza. Qualcuno ipotizza di costituire un comitato, che si faccia promotore per dialogare con gli enti. Dopo l’incidente di undici anni fa erano stati messi rilevatori di velocità. Il limite è di 50 chilometri orari, essendo una strada provinciale che attraversa un centro abitato. «I rilevatori non hanno effetto deterrente, ormai. Un autovelox o controlli puntuali da parte delle forze dell’ordine potrebbero disincentivare invece l’alta velocità», dicono gli abitanti. C’è anche chi propone di realizzare due rotonde per spezzare il rettilineo “maledetto”. «Quanti ragazzi devono ancora perdere la vita prima che si faccia qualcosa?» si chiedono.

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