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Altri rifiuti all’Ics? Arquata chiede l’accesso agli atti dell’inchiesta
Le conversazioni intercettate nell'ambito dell'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndragheta tra il boss Gullace e il novese Sofio mettono in allarme Arquata. Ci sono altri rifiuti interrati oltre a quelli già noti? Il comune chiede di accedere agli atti dell'inchiesta
Le conversazioni intercettate nell'ambito dell'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndragheta tra il boss Gullace e il novese Sofio mettono in allarme Arquata. Ci sono altri rifiuti interrati oltre a quelli già noti? Il comune chiede di accedere agli atti dell'inchiesta
ARQUATA SCRIVIA – Le conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndragheta tra il boss Gullace e il novese Sofio mettono in allarme Arquata. In alcuni passaggi, infatti, si fa riferimento alla presenza di rifiuti inquinanti nel sito dello stabilimento Ics, ex Subalpina. “E’ necessario capire se si riferiscono alle discariche già note e monitorate, o altre”, dice il sindaco Alberto Basso. “Poi vado dal sindaco di Arquata e gli dico venga con me dentro l ‘iciesse (fonetico) che vi faccio vedere dove c’è la rumenta sotterrata … che hanno sotterrato i signori” E’ una delle frasi che hanno messo il allerta.
Dalle carte dell’inchiesta, emergerebbe infatti come la ‘ndragheta fosse interessata all’acquisizione della fabbrica, nel 2011. Si sarebbe mosso Sofio, considerato l’uomo sul territorio del savonese Gullace, che aveva preso contatti con l’ex proprietà.
“Quello è inquinamento e sta continuando ad inquinare…” dice Sofio in un altro passaggio.
Anche la minoranza consiliare di Arquata, che ha presentato una interrogazione al sindaco Alberto Basso, chiede di sapere quali azioni l’amministrazione sta mettendo in campo. “Dopo un incontro informale, abbiamo richiesto alla Questura di poter avere gli atti dell’inchiesta per capire a quali rifiuti ci si riferisce. E’ evidente che quel che emerge dalle intercettazioni è preoccupante”, dice Basso.
Capire, prima di fare ricerche a vuoto, che potrebbero risultare inefficaci oltre che costose, è anche la posizione del dipartimento di Arpa Piemonte. “Siamo in attesa di verificare, con il Comune, eventuali atti da adottare”, conferma il direttore Alberto Mafiotti. La situazione al momento nota è la presenza di due discariche, una “vecchia” ed una “nuova”, in fase di messa in sicurezza. Uno dei muri di contenimento di quella “nuova”, a ridosso del torrente Scrivia, aveva subito danneggiamenti nel corso di una delle piene del corso d’acqua.
Dalle analisi condotte fino ad oggi non risultano fonti di contaminazione delle acque. Gli abitanti della zona avevano tuttavia intentato una causa per avvelenamento poiché gli ortaggi coltivati nei dintorni risultavano contaminati da bario, piombo e zinco. Condannati in primo grado, la vicenda si è chiusa per prescrizione in appello.
La gestione delle discariche è stata oggetto di tre ordinanze da parte dei sindaci di Arquata, prima Poalo Spineto, poi Alberto Basso, per la bonifica da amianto. Nello stabilimento e nelle discariche risulta infatti presente materiale, tipo coperture, in eternit. A seguito dei sopralluoghi di Asl e Arpa era stato ordinato al curatore fallimentare, di rimuovere le coperture che risultavano danneggiate. “Il termine ultimo è scaduto l’11 agosto e il curatore ha chiesto in questi giorni una nuova proroga. Abbiamo inviato agli uffici Asl ed Arpa la documentazione e attendiamo un parere”, afferma Basso.
Dalle carte dell’inchiesta, emergerebbe infatti come la ‘ndragheta fosse interessata all’acquisizione della fabbrica, nel 2011. Si sarebbe mosso Sofio, considerato l’uomo sul territorio del savonese Gullace, che aveva preso contatti con l’ex proprietà.
“Quello è inquinamento e sta continuando ad inquinare…” dice Sofio in un altro passaggio.
Anche la minoranza consiliare di Arquata, che ha presentato una interrogazione al sindaco Alberto Basso, chiede di sapere quali azioni l’amministrazione sta mettendo in campo. “Dopo un incontro informale, abbiamo richiesto alla Questura di poter avere gli atti dell’inchiesta per capire a quali rifiuti ci si riferisce. E’ evidente che quel che emerge dalle intercettazioni è preoccupante”, dice Basso.
Capire, prima di fare ricerche a vuoto, che potrebbero risultare inefficaci oltre che costose, è anche la posizione del dipartimento di Arpa Piemonte. “Siamo in attesa di verificare, con il Comune, eventuali atti da adottare”, conferma il direttore Alberto Mafiotti. La situazione al momento nota è la presenza di due discariche, una “vecchia” ed una “nuova”, in fase di messa in sicurezza. Uno dei muri di contenimento di quella “nuova”, a ridosso del torrente Scrivia, aveva subito danneggiamenti nel corso di una delle piene del corso d’acqua.
Dalle analisi condotte fino ad oggi non risultano fonti di contaminazione delle acque. Gli abitanti della zona avevano tuttavia intentato una causa per avvelenamento poiché gli ortaggi coltivati nei dintorni risultavano contaminati da bario, piombo e zinco. Condannati in primo grado, la vicenda si è chiusa per prescrizione in appello.
La gestione delle discariche è stata oggetto di tre ordinanze da parte dei sindaci di Arquata, prima Poalo Spineto, poi Alberto Basso, per la bonifica da amianto. Nello stabilimento e nelle discariche risulta infatti presente materiale, tipo coperture, in eternit. A seguito dei sopralluoghi di Asl e Arpa era stato ordinato al curatore fallimentare, di rimuovere le coperture che risultavano danneggiate. “Il termine ultimo è scaduto l’11 agosto e il curatore ha chiesto in questi giorni una nuova proroga. Abbiamo inviato agli uffici Asl ed Arpa la documentazione e attendiamo un parere”, afferma Basso.