Morte Sansebastiano, per l’accusa è omicidio preterintenzionale
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
6 Ottobre 2017
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Morte Sansebastiano, per l’accusa è omicidio preterintenzionale

Confermata la richiesta del pubblico ministero il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale dell'ex direttore Atc Sansebastiano

Confermata la richiesta del pubblico ministero il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale dell'ex direttore Atc Sansebastiano

ALESSANDRIA – Dopo un anno di indagini, Gianna Damonte sarà chiamata a rispodere davanti al tribunale di Alessandria di omicidio preterintenzionale per la morte di Riccardo Sansebastiano, avvenuta l’11 luglio 2016, in una mansarda di via Maggioli. 

Era morto con le mani legate dietro la schiena e una corda legata al collo, per un gioco erotico, l’ex direttore dell’Atc, l’azienda territoriale per la casa di Alessandria.
L’accusa quindi, sosterrà davanti ai giudic, che la donna, architetto Atc, con la quale Sansebastiano aveva da tempo una relazione, non fece quanto in suo potere per evitare la morte dell’uomo.
Il gioco era concordato, spiegò Damonte fin dai primi interrogatori, le regole stabilite ed accettate da entrambe: lui si sarebbe fatto legare, per accrescere il piacere; lei sarebbe uscita dalla mansarda per poi rientrare qualche ora dopo a liberarlo. Dalle indagini sarebbe emerso come non fosse la prima volta che organizzavano quel tipo di gioco. Quel che non valutarono, quel giorno, fu che il caldo cocente avrebbe fiaccato le forze, fino a togliere il fiato.
Lui, legato, non riuscì a liberarsi e prese poco a poco le forze, restando soffocato con la corda che, invece, avrebbe dovuto procuragli piacere. Quando lei rientrò nell’alloggio di via Maggioli, infatti, lui era agonizzante. Lei tento di rianimarlo e reidratarlo, mentre chiamava i soccorsi. Ma fu tutto inutile.
Secondo il pubblico ministero, il comportamento di lei, che lo legò e lo lasciò per ore nella mansarda dove la temperatura era arrivata a 40 gradi, provocò lesioni irreparabili, sebbene non ci fosse l’intenzione di ucciderlo. La vicenda creò molto scalpore poiché lui era un personaggio conosciuto per la sua carica di direttore e per aver ricoperto in passato anche cariche politiche.

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