Spazio Arte, in mostra le geometrie dinamiche di Franca D’Alfonso
Spazio Arte di Gavi racconta la produzione recente di Franca D'Alfonso, un'artista varesina d'adozione, stimata a livello nazionale e attiva con personali e collettive di rilievo. La mostra si intitola "Geometrie dinamiche"
Spazio Arte di Gavi racconta la produzione recente di Franca D'Alfonso, un'artista varesina d'adozione, stimata a livello nazionale e attiva con personali e collettive di rilievo. La mostra si intitola "Geometrie dinamiche"
GAVI – Un piccolo spazio di tela, un triangolo bianco, un quadrato d’azzurro, una linea retta orizzontale e una vela affiora, una barca spunta all’orizzonte di un placido mare; e se la linea s’incurva, l’acqua s’increspa, attraversata dal vento. Franca D’Alfonso conosce a fondo i segreti del disegno e del linguaggio figurativo e arriva a scegliere un lessico pittografico basato sull’euritmia di metonimie geometriche per compiere in ogni opera il destino di una forma. A guidarla nella creazione, la percezione costante dell’hic et nunc dell’esistenza. Niente tracce da smarrire, nel presente. Soltanto passi da fare.
Spazio Arte di Gavi, dunque, con la personale “Geometrie dinamiche”, questo mese racconta la produzione recente di un’artista varesina d’adozione, già nota al pubblico gaviese, membro dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese, stimata a livello nazionale e attiva con personali e collettive di rilievo (nel 2017 alla Villa Baragiola di Varese con i suoi “Dinamismi spaziali” e alla rassegna “Mosaic and Mixed Media” dello Spazio Porpora a Milano).
In mostra, una ricerca pittorica oggi portata a risolversi in sintesi formali nello spazio dipinto, un piano di progettazione dove il caos della mente diventa cosmo, componendosi in studiate sequenze di linee, perimetri, aree, scandite dal ritmico dialogare di colori complementari. Preceduta dalla proiezione grafica, questa pittura sottende una poetica innestata sull’eredità del neoplasticismo europeo d’inizio Novecento e del cubismo e sui successivi sviluppi dell’astratto-geometrico americano, da Piet Mondrian a Frank Stella e oltre. Nelle tele esposte è un’ispirazione attuale e intima a tessere la trama visiva, la composizione aperta a un’ampia varietà di figure. I soggetti costruiscono un ponte tra l’autoreferenzialità del gesto pittorico e i fenomeni “esterni”, raccolti dall’esperienza di vita.
Non sono racconti d’impressioni, però. Piuttosto, meditazioni sulla dimensione attuale degli accadimenti. Le geometrie cromatiche in ciascun’immagine non lasciano spazio alle lusinghe del ricordo, al carico emotivo di rancori o sorrisi antichi; né cedono alle seduzioni del futuro, al bagaglio di promesse e attese che intrappolano la coscienza. Accompagnato dalla stesura lenta e seriale delle pennellate, il lavorio cerebrale si appiana in luci brillanti diffuse dai contrappunti tonali degli smalti ad acqua, dall’alterna intensità dei timbri, da note di bianco pieno, rigando dritto attraverso territori in bi-dimensione, Le forme s’incastrano distinte e contigue l’una all’altra e lo spazio del quadro è perciò costruito dal puzzle di semicerchi, circonferenze, sezioni e poligoni regolari o scaleni, polimorfi. Fino al 31 dicembre, in Corte Zerbo. Orario: da mercoledì a domenica, dalle 16.00 alle 19.00. Entrata libera.