Il viaggio incubo dell’assessore di Voltaggio
Home
Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
15 Dicembre 2017
ore
00:00 Logo Newsguard

Il viaggio incubo dell’assessore di Voltaggio

Mauro Di Benedetto avrebbe dovuto raggiungere la figlia negli States per trascorrere le vacanze di Natale in famiglia ma un disservizio della compagnia aerea lo ha costretto a trascorrere due notti in aeroporto, senza assistenza, fino al ricovero in ospedale. “Ricorreremo a vie legali”

Mauro Di Benedetto avrebbe dovuto raggiungere la figlia negli States per trascorrere le vacanze di Natale in famiglia ma un disservizio della compagnia aerea lo ha costretto a trascorrere due notti in aeroporto, senza assistenza, fino al ricovero in ospedale. “Ricorreremo a vie legali”

SOCIETA’ – Avrebbe dovuto raggiungere la figlia Sara, che vive negli Stati Uniti, per trascorrere le vacanze di Natale in famiglia. Ma il viaggio per Mauro Di Benedetto, assessore del comune di Voltaggio, si è trasformato in un incubo e, per poco, non è diventato tragedia. A raccontarlo è la stessa figlia Sara Di Benedetto, che ora intende ricorrere alla vie legali. 

“Sono esasperata dopo quasi 3 giorni di delirio. Ho bisogno di raccontare esattamente cosa e’ successo durante il viaggio di mio papà”, scrive Sara.

Questo il racconto:

“Domenica 10 Dicembre all’alba mio padre stava partendo felice ed emozionato per passare il Natale e le feste semplicemente e serenamente con la sua nipotina di quasi 10 mesi negli Stati Uniti. Io e mio marito lo saremmo andati a prendere la sera stessa verso le 23 all’aeroporto di St Louis, dove viviamo da meno di un anno.
Il suo primo volo da Milano Linate a Londra Heathrow era in ritardo e, senza ragione, British Airways lo ha fatto imbarcare sul volo precedente, in ritardo anch’esso. L’aereo che non doveva nemmeno prendere e’ atterrato a destinazione ma si e’ fermato sulla pista per oltre 4 ore senza far scendere i passeggeri, senza offrire la dovuta assistenza. Le notizie parlavano di una nevicata epocale. Mio padre e tutti i passeggeri che hanno sostato a Londra Heathrow possono testimoniare che non si e’ trattato di una nevicata epocale. Non c’era neve. Una volta sceso dall’aereo, dopo un’attesa sul velivolo ingiustificata, mio padre si rende conto di aver perso la coincidenza per Chicago. Eravamo in contatto tramite Whatsapp.
Era ormai sera e quello che lo aspettava era l’inizio di un incubo. L’aeroporto era un caos totale: lunghe file sconclusionate e disorganizzate riempivano gli spazi impedendo alle persone di capire dove andare e cosa fare. Nessun tipo di assistenza e supermercati svuotati. Dopo essersi messo in coda al desk per riprogrammare il volo perso, le ore hanno iniziato a passare e quasi arrivato a parlare con l’operatore, il desk viene chiuso e lui invitato a presentarsi l’indomani mattina alle 5, orario di riapertura del banco. Purtroppo gli fu anche detto che non era possibile riservargli una camera in albergo essendo tutti gli alberghi gia’ pieni. Stanco ma armato della sua solita pazienza, papa’ ha deciso di passare la notte in aeroporto facendo passare il tempo fino alle 3 di mattina quando si e’ rimesso in coda al banco che gli era stato indicato dagli operatori della British Airways. …
Purtroppo la fila di persone che gli avevano indicato viene dirottata su un’altra coda di migliaia di altre persone. Di nuovo nessuna assistenza, nessun operatore che offrisse supporto, acqua, aiuto per chi come lui era solo e doveva magari andare in bagno… Mio papa’ e’ stato in piedi oltre 15 ore, in coda, in silenzio, senza lamentarsi, semplicemente con il cuore in pace, sperando di riuscire ad arrivare al desk per riprogrammare il suo volo da Londra a Chicago, e finalmente raggiungerci per passare insieme le feste.
Ero al telefono con lui quando era il suo turno per parlare con l’operatore di British Airways e cosi’ riusciamo insieme a riorganizzare la sua partenza per Chicago, l’indomani mattina alle ore 8.40. Era incredibile, eravamo felici di aver risolto anche se sapevamo che avrebbe dovuto stare in aeroporto tutta la notte visto che la compagnia aerea non era in grado di prenotare una camera per lui”. 

Avrebbe trascorso un’altra notte in aeroporto.
Purtroppo la situazione e’ precipitata. Data l’età ha problemi alla prostata e non riuscendo ad andare in bagno, avrebbe rischiato un blocco renale.

Lui era sempre più preoccupato e cosi’ mi sono allarmata e, sempre al telefono, gli ho chiesto di guardarsi intorno per cercare un aiuto. Non c’era nessuno nelle vicinanze tranne un poliziotto a cui papa’ ha allungato il cellulare in modo che io, dall’altra parte, potessi spiegargli la situazione. Improvvisamente mi sono resa conto che papa’ aveva bisogno di essere soccorso. Una brutta sensazione mi ha attraversato la schiena. Il poliziotto mi riferisce che non esiste un centro di primo soccorso in aeroporto e che le uniche soluzioni sono chiamare un’ambulanza (con il rischio di attendere ore) oppure andare in taxi in ospedale. Mentre provo a contattare una coppia di cari amici che vivono a Londra e che pensavo avessero la macchina per portare mio papa’ in ospedale, il poliziotto si accorda con papa’ per chiamare un taxi e trasportarlo in ospedale. Quando richiamo papa’, mi annuncia che sta prendendo un taxi per andare in ospedale.
….
Non so quanto tempo e’ passato, ormai la situazione che stavamo vivendo era diventata surreale. Il cellulare squilla ed era papa’. Mi dice che gli hanno dovuto mettere un catetere di urgenza – in taxi ha iniziato a sudare freddo e a sentirsi male seriamente (11 Dicembre ore 10.40 pm).” 

Era chiaro, a quel punto, che non sarebbe riuscito a prendere l’aereo per gli States.

Volevo riuscire a contattarli perche’ papa’ non avrebbe mai preso il volo per Chicago quella mattina alle 8.40, non ce l’avrebbe fatta, era troppo rischioso per lui affrontare ancora un lungo viaggio in quelle condizioni e con tutto quello stress e quella stanchezza addosso.

Da quel momento ho passato la maggior parte del mio tempo a cercare di contattare il servizio clienti della British Airways, con ore di attesa… Era un incubo dentro ad un incubo. Le poche volte che riuscivo a parlare con un operatore, mi si chiedeva di attendere e poi cadeva la linea. Avevo solo bisogno di assistenza per poter far rientrare papa’ a Milano Linate con il suo bagaglio senza ulteriori disagi e costi ovviamente. Inoltre avrei voluto attivare la pratica per ottenere il rimborso delle spese dell’intero viaggio essendo saltato completamente a causa di British Airways. Sembrava uno scherzo e me lo sembra tuttora: dopo ore e ore di chiamate al customer service (ho alcune registrazioni sul cellulare che testimoniano la lunghezza di queste chiamate) ad un certo punto (e siamo arrivati al 13/12 ore 6.00 am) e’ diventato necessario per la compagnia aerea avere il certificato di dimissioni dell’ospedale (che ho inviato immediatamente via email come richiesto) per giustificare il fatto che mio papa’ avesse perso il volo per Chicago delle ore 8.40 della mattina. Quindi, dopo tutto questo casino immenso e senza senso causato dall’incompetenza e disorganizzazione di British Airways (e includo nel casino sia i ritardi che il malore di mio papa’!!!!!), ora siamo in attesa di essere valutati dal High Priority Department per capire se siamo conformi per chiedere il rimpatrio di mio papa’ a Milano Linate su un volo di questa compagnia che onestamente sara’ l’ultima volta che utilizzeremo nella vita”.

Nel frattempo Mauro Di Benedetto, sempre con l’aiuto a distanza della figlia, dovrebbe essere rientrato in queste ore, a spese proprie, con un volo Alitalia.
“Papà sta abbastanza bene, ha ancora il catetere. Non siamo mai stati ricontattati dalla compagnia aerea e non si parla di rimborsi. Andremo per vie legali”.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione