Storia di una ruota che Gira: il museo del ciclismo rende omaggio al primo Campionissimo
Una mostra tutta dedicata alla storia della Milano-Sanremo e dei suoi protagonisti, primo tra tutti Costante Girardengo. Ma non solo: in mostra anche i "ferri del mestiere" dei giornalisti che negli ultimi cento anni hanno raccontato con parole, immagini e filmati la grande corsa. Con un ricordo del "nostro" Nazareno Fermi
Una mostra tutta dedicata alla storia della Milano-Sanremo e dei suoi protagonisti, primo tra tutti Costante Girardengo. Ma non solo: in mostra anche i "ferri del mestiere" dei giornalisti che negli ultimi cento anni hanno raccontato con parole, immagini e filmati la grande corsa. Con un ricordo del "nostro" Nazareno Fermi
NOVI LIGURE – Se c’è un ciclista che più di tutti ha legato il proprio nome a quello della Milano-Sanremo si tratta senza dubbio di Costante Girardengo. Nato il 18 marzo 1893, il giorno prima della ricorrenza di San Giuseppe, l’Omino di Novi ha vinto sei edizioni della classicissima di primavera. E sarebbero state sette, se nel 1915 non avesse imboccato una strada sbagliata, accorciando il percorso di 200 metri; venne squalificato, nonostante i tre minuti di vantaggio sul secondo arrivato.
Domenica, in occasione del 125esimo anniversario della sua nascita, il museo del ciclismo di Novi Ligure si appresta a celebrare il primo Campionissimo con la mostra “Storia di una ruota che Gira” (inaugurazione ore 11.00, ingresso gratuito fino alle 19.00). È il racconto della Milano-Sanremo ciclistica attraverso i suoi protagonisti. Girardengo primo tra tutti, ovviamente.

Dall’Omino di Novi si passa a Learco Guerra, professionista solo dall’età di 26 anni grazie all’interessamento di Costante Girardengo (che voleva farne il rivale del nemico Alfredo Binda) è passato alla storia come “la locomotiva umana” e poi Coppi, Merckx (il quale con sette vittorie supera lo storico record di Girardengo), Gimondi fino all’ultima tripletta azzurra del 2006.
Ma la straordinaria storia dei campioni del ciclismo e delle sue corse corre anche attraverso il racconto sportivo “a distanza”, tra immagini e voci, prima ancora di arrivare al movimento. Il ciclismo, più di qualsiasi altra disciplina sportiva ha avuto il grande merito di delineare i tratti del racconto sportivo, le storie umane, le cadute e le risalite, persino il paesaggio che faceva da sfondo alle folli corse degli inizi del secolo scorso. Ecco allora che una sezione della mostra è dedicata ai mezzi che hanno permesso il “Teleracconto” delle corse: dai rarissimo modelli di macchine fotografiche di inizio secolo scorso, per poi passare alla radio d’epoca, la televisione del 1958 e alle penne storiche del giornalismo sportivo. Impossibile dimenticare Mario Ferretti, durante la tappa Cuneo-Pinerolo del Giro d’Italia del 1949, con la vittoria di Fausto Coppi dopo 192 chilometri di fuga, che presentava così l’evento: «Un uomo solo è al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi».

La mostra “Storia di una ruota che Gira” rimarrà aperta fino all’8 luglio con il consueto orario del Museo dei Campionissimi: venerdì dalle 15.00 alle 19.00; sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00.