I Mondiali oltre gli Urali
Delle undici città che ospitano la 32esima edizione dei Campionati Mondiali di Calcio solo una è collocata oltre gli Urali: Ekaterinburg. Questo centro industriale in cui il tempo non solo è passato invano, ma praticamente non è passato proprio, è ancora in Europa per soli quaranta chilometri
Delle undici città che ospitano la 32esima edizione dei Campionati Mondiali di Calcio solo una è collocata oltre gli Urali: Ekaterinburg. Questo centro industriale in cui il tempo non solo è passato invano, ma praticamente non è passato proprio, è ancora in Europa per soli quaranta chilometri
Delle undici città che ospitano la XXI^ edizione dei Campionati Mondiali di Calcio solo una è collocata oltre gli Urali: Ekaterinburg. Questo centro industriale in cui il tempo non solo è passato invano, ma praticamente non è passato proprio, è ancora in Europa per soli quaranta chilometri, anche se i creativi del settore turistico hanno deciso di sfruttare la sfericità del pianeta per collocare l’obelisco che segna il confine con l’Asia a soli diciassette chilometri dal centro. Pare infatti che i viaggiatori amino altrettanto calpestare genitali taurini in Galleria Alessandro Manzoni a Milano quanto una linea puramente convenzionale tra due Continenti. Questo è molto ingiusto verso gli Urali, che da millenni svolgono questa funzione con la sobria solidità che contraddistingue le catene montuose.
Eppure Ekaterinburg ne avrebbe di storia da raccontare: se nel 2017 la nuova Russia ha escogitato diversi stratagemmi per sfruttare senza sfruttarlo troppo il centenario della Rivoluzione Sovietica; molti devono aver tirato un sospiro di sollievo quando la finalissima di questo Mondiale è stata fissata il 14 luglio (data che i tifosi francesi considerano con un misto tra scaramanzia e presagio di apoteosi, anche dopo aver stroncato a botte di tecnologia la nerboruta Australia in quel di Kazan), tre giorni prima del centenario della strage dei Romanov da parte dei bolscevichi, che qui giustiziarono lo Zar Nicola II e la sua famiglia. Quando tutto il baraccone mediatico dell’evento sportivo più seguito del pianeta si starà già trasferendo verso il deserto del Qatar, Ekaterinburg rimarrà con i suoi fantasmi e la prospettiva dell’ennesimo inverno a – 40 sotto zero e il suo gemellaggio con la città di Genova, un tempo altrettanto metallurgica ma dal clima più gradevole.

Dasvidania, tovarishes.