A Spazio Arte viaggio nelle terre del Nilo con le opere di Varrecchione
Allestita a Spazio Arte di Gavi, la mostra "Viaggio nella terra del Nilo" di Michele Varrecchione ci farà incontrare templi e piramidi, sfingi e faraoni attraverso una poetica che incrocia il fumetto con la pop art
Allestita a Spazio Arte di Gavi, la mostra "Viaggio nella terra del Nilo" di Michele Varrecchione ci farà incontrare templi e piramidi, sfingi e faraoni attraverso una poetica che incrocia il fumetto con la pop art
GAVI – A distanza di un anno, dopo averci portati in Giappone, interpretando le opere dei grandi maestri tra XVIII e XIX secolo, Michele Varrecchione torna a condurci nel tempo e nello spazio, stavolta guidandoci tra simboli e icone dell’Antico Egitto.
Allestita a Spazio Arte di Gavi nell’ultima decade di luglio, la personale “viaggio nella terra del Nilo” ci farà incontrare templi e piramidi, Ramesse II e Tutankhamon, Nefertiti e la Sfinge, attraverso una poetica che incrocia il fumetto con la pop art e la metafisica, tradotta in matite, acquerello e acrilico. La tridimensionalità entra nello spazio del quadro con la plasticità delle figure e dei ritratti, dominanti su sfondi neutri o monocromi, dove paiono come sospese nel vuoto o tra pochi, abbozzati elementi architettonici.
Ma è soprattutto attraverso l’iscrizione geroglifica che si compie il viaggio: la sequenza pittografica è infatti il focus di ogni opera. L’osservatore si ritrova bambino, attratto nel gioco della decifrazione, della ricerca e dell’attribuzione di significato a significanti misteriosi. Michele legge e traduce: una benedizione, una dedica, una iscrizione funebre. Sfugge un sorriso di fronte alla narrazione sottesa nella performance, all’enigma che resta intatto. L’artista ci fa l’occhiolino. Saranno queste le parole, le voci? Possiamo tranquillamente continuare a farci domande, a immaginare: il racconto ci offre un senso, ma non elimina il mistero. Varrecchione ci proietta così oltre l’esperienza dei sensi, in un Antico Egitto che corrisponde a un immaginario divenuto collettivo, un cosmo condiviso dove liberare la fantasia.
La mostra, nella piccola galleria di Corte Zerbo, prosegue fino al 3 agosto ed è aperta da giovedì a domenica, dalle 16.00 alle 19.00 con ingresso libero. Seguirà, dal 4 al 19 agosto, la personale dell’artista ligure Valerio Diotto, maestro ceramista, intitolata “Ceramiche improbabili”, con medesimi orario e condizioni d’apertura.