Vendeva merce “a credito”, ora è accusato di estorsione
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
5 Ottobre 2018
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Vendeva merce “a credito”, ora è accusato di estorsione

Aveva venduto dei capi di abbigliamento a credito un noto commerciante novese ma, non ottenendo il pagamento del conto, ha insistito. Ora dovrà rispondere davanti al tribunale dell'accusa di estorsione per l'episodio che risale al 2007

Aveva venduto dei capi di abbigliamento a credito un noto commerciante novese ma, non ottenendo il pagamento del conto, ha insistito. Ora dovrà rispondere davanti al tribunale dell'accusa di estorsione per l'episodio che risale al 2007

CRONACA – Aveva venduto dei capi di abbigliamento “a credito” Domenico Dattola, all’epoca dei fatti gestore, insieme alla moglie, di un negozio a Novi Ligure, in via Roma, Jasmine, poi chiuso. Maglie, maglioni e pantaloni per una somma complessiva di circa 500 euro, da saldare “con comodo”, visto che l’acquirente all’epoca dei fatti era poco più che un ragazzino. I soldi, però, Dattola non li rivide più e così si rivolse anche alla madre, per il pagamento dei dovuto.

“Me li ridate anche poco per volta”, gli aveva detto. Forse con troppa insistenza, tanto che il debitore si è rivolto ai carabinieri per sporgere denuncia. A distanza di anni, il procedimento è alle battute finali davanti al tribunale di Alessandria. Dattola, che era presente all’ultima udienza, assistito dall’avvocato Chiara Pescarmona, sostiene le sue ragioni: quei soldi gli venivano, poiché la merce era stata ritirata.

Il debitore aveva anche sostenuto che quei capi di abbigliamento gli fossero stati prestati dal un amico, ma la difesa ha portato in aula testimoni che avrebbero confermato, invece, che li aveva scelti e ritirati di persona. La difesa sostiene quindi che, casomai, non si tratterebbe del reato di estorsione ma di quello meno grave di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”.

“Gli abiti li vendevo anche a credito – ha spiegato l’imputato – ad amici. Quel ragazzo era venuto insieme ad un conoscente comune e mi ero fidato”. Ammette di aver chiesto più volte la somma dovuta, sia al giovane, sia alla madre di lui, ma niente. Poi il negozio aveva chiuso e Dattola era stato implicato in altre vicende giudiziarie, già chiuse e per le quali ha saldato il debito con la giustizia. Ora, a distanza di anni, è tornato davanti ad un aula di giustizia.
Il pubblico ministero che ha sostenuto l’accusa ha chiesto la condanna a sei anni di carcere. La difesa, nella prossima udienza fissata per il prossimo 23 gennaio, chiederà l’assoluzione o, in alternativa, la derubricazione del reato da estorsione a quello esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

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