La lotta prosegue: “Istituzioni unite per difendere la Pernigotti”
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
16 Novembre 2018
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La lotta prosegue: “Istituzioni unite per difendere la Pernigotti”

Le posizioni rimangono distanti: la proprietà vuole chiudere la fabbrica di Novi Ligure mentre tutto il mondo politico e sindacale chiede che la Pernigotti rimanga sul territorio. L'unità d'intenti di tutte le istituzioni lascia margini di speranza

Le posizioni rimangono distanti: la proprietà vuole chiudere la fabbrica di Novi Ligure mentre tutto il mondo politico e sindacale chiede che la Pernigotti rimanga sul territorio. L'unità d'intenti di tutte le istituzioni lascia margini di speranza

ROMA – Non sono rimasti stupiti, gli operai della Pernigotti, nello scoprire che al vertice al ministero dello Sviluppo economico la famiglia Toksoz non avrebbe partecipato. «Eravamo già preparati», hanno detto. Da Roma tornano con qualche speranza in più: «È stato dato un segnale positivo, abbiamo visto le istituzioni tutte unite con l’obiettivo di mantenere la produzione a Novi Ligure», ha commentato Luca Patelli. La lotta prosegue «con i piedi per terra, passo dopo passo»: oggi, venerdì 16 novembre, i lavoratori della fabbrica novese saranno davanti alla prefettura e domani mattina riceveranno la visita del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Per il sindaco Rocchino Muliere, «l’incontro ha dimostrato la mancanza di rispetto del gruppo Toksoz nei confronti dei partecipanti al tavolo, atteggiamento peraltro in linea con quello tenuto in tutti questi anni. La proprietà, infatti, non era presente se non con dei rappresentanti». L’azienda, dal canto suo, ha fatto sapere che all’incontro con il ministro erano presenti «sia il direttore finanziario che il direttore delle risorse umane, assistiti dai consulenti legali», considerandola evidentemente una rappresentanza adeguata.

Muliere ha sottolineato positivamente «l’unità di intenti delle istituzioni e delle forze politiche», ha apprezzato la presa di posizione del ministro Luigi Di Maio quando ha detto che non si può dividere il marchio Pernigotti dalla produzione sul territorio, ha bocciato l’intenzione di cessare l’attività dello stabilimento novese ed esternalizzare la produzione e ha invece proposto – come chiesto dai sindacati – di procedere alla cassa integrazione per ristrutturazione aziendale, cosa che fornirebbe maggiori tutele per i lavoratori e più tempo per perseguire un vero rilancio dell’azienda.
Infine Muliere ha detto di aspettare «con fiducia» l’incontro tra il presidente del Consiglio Conte e la proprietà. «Nel frattempo, insieme alle organizzazioni sindacali, metteremo in atto ogni iniziativa possibile per difendere i lavoratori». Il 1° dicembre è prevista una manifestazione in città.

Le posizioni tra le parti rimangono però distanti. Pernigotti ha spiegato che la chiusura si è resa «necessaria a seguito della situazione di crisi che l’azienda sta attraversando, determinata dall’eccessiva incidenza dei costi di produzione rispetto all’andamento delle vendite, ad oggi insostenibile, nonostante le strategie finora attuate a sostegno del business». I dipendenti coinvolti dalla procedura di crisi sono «100 sui complessivi 186, dislocati nelle sedi di Novi Ligure e Milano» (ma nel novero non sono conteggiati gli interinali).

Hanno apprezzato la linea tenuta dalle istituzioni anche i sindacati («Si sono allineate con la nostra linea di difesa del marchio e dello stabilimento», ha detto Enzo Medicina di Fai-Cisl) e le parlamentari del M5s Susy Matrisciano e Jessica Costanzo. La Provincia di Alessandria ha approvato un ordine del giorno a tutela dei lavoratori.

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