Pernigotti, la lotta si preannuncia lunga: partirà un fondo per gli operai
Tutti davanti alla prefettura, per far sentire ancora una volta la propria voce. Gli operai della Pernigotti hanno organizzato un presidio mentre il prefetto incontrava Muliere e i sindacati. Proposto un fondo di solidarietà per i lavoratori della fabbrica
Tutti davanti alla prefettura, per far sentire ancora una volta la propria voce. Gli operai della Pernigotti hanno organizzato un presidio mentre il prefetto incontrava Muliere e i sindacati. Proposto un fondo di solidarietà per i lavoratori della fabbrica
ALESSANDRIA – Tutti davanti alla prefettura, per far sentire ancora una volta la propria voce. Ieri gli operai della Pernigotti hanno organizzato un presidio in piazza della Libertà ad Alessandria, mentre il prefetto Antonio Apruzzese incontrava i sindacati, le Rsu dello stabilimento e il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere.
Ancora una volta è stato ribadito che la Pernigotti deve rimanere in attività e che la produzione non può spostarsi da Novi. Al prefetto è stata illustrata la difficile situazione dei lavoratori dell’azienda: in sciopero a oltranza, per loro si preannunciano mesi difficili anche dal punto di vista economico. Lo aveva spiegato anche Marco Malpassi, segretario provinciale della Flai-Cgil, durante il consiglio comunale aperto che si è tenuto lunedì a Novi: «C’è bisogno di un sostegno concreto, al di là delle manifestazioni di solidarietà». È stata lanciata quindi sul tavolo l’idea di attivare un conto corrente per raccogliere fondi a favore della lotta degli operai e delle loro famiglie.
Questa mattina, sabato 17 novembre, i dipendenti dell’azienda dolciaria novese riceveranno la visita del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, che sarà accompagnato dal presidente della Provincia Gianfranco Baldi, dall’eurodeputato Alberto Cirio e dal senatore Massimo Berutti. Atteso invece per il 1° dicembre il corteo che coinvolgerà tutta la città: una marcia dei dipendenti ma soprattutto dei novesi, per dire un forte “no” alla chiusura della fabbrica.