Per Pernigotti torna in campo il polo dolciario. E ci sono anche gli indiani
Luigi Serra, patron dell'omonima azienda di caramelle, propone di ripartire dal Polo dolciario novese. Per Pernigotti ci sarebbe anche l'interessamento di un fondo indiano. Intanto si cercano soluzioni per i lavoratori della fabbrica e dell'Iperdì rimasti senza stipendio
Luigi Serra, patron dell'omonima azienda di caramelle, propone di ripartire dal Polo dolciario novese. Per Pernigotti ci sarebbe anche l'interessamento di un fondo indiano. Intanto si cercano soluzioni per i lavoratori della fabbrica e dell'Iperdì rimasti senza stipendio
NOVI LIGURE – Il Comune sarà parte attiva nel tentativo di ricostituire ufficialmente il Polo dolciario novese, il consorzio di imprese nato a fine degli anni Novanta – ne facevano parte Pernigotti, Serra, Suissa, Gambarotta, Tre Rossi, Roquette, Nichol’s, Ricard e Novi-Elah-Dufour – e poi finito un po’ nel dimenticatoio. L’idea è stata lanciata appena prima di Natale da Luigi Serra, numero uno dell’azienda specializzata nella produzione di caramelle, e ripresa ieri dal sindaco Rocchino Muliere durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno.
«Le imprese del territorio potrebbero essere una soluzione per il problema della Pernigotti – ha detto Serra intervistato dal Sole 24 Ore – A Novi Ligure ci sono aziende pronte a farsi carico delle lavorazioni e magari di gran parte dei dipendenti della Pernigotti. A fine anni Novanta con l’aiuto delle istituzioni locali abbiamo lanciato il Polo dolciario novese. Si potrebbe ripartire da lì».
D’altronde, «tutte le aziende del distretto dolciario novese vanno bene mentre Pernigotti rappresenta un’eccezione», ha detto Muliere. «Dai colloqui che ho avuto in queste settimane è emersa l’opportunità di ricostituire ufficialmente il Polo dolciario, potrebbe dare più forza al territorio nella delicata trattativa sulla Pernigotti», ha affermato il sindaco. Trattativa che intanto va avanti «anche se non ho ancora potuto parlare o incontrare l’advisor» incaricato di esplorare le ipotesi di reindustrializzazione dello stabilimento di Novi, ha fatto sapere il primo cittadino. Una delle proposte arrivate all’advisor sarebbe quella di un fondo di investimento indiano, intenzionato ad acquisire marchio e stabilimento. Sul nome per ora viene mantenuto il massimo riserbo, ma si sa che il fondo è già stato protagonista di alcune operazioni nel nostro Paese.
Intanto, per andare incontro ai lavoratori di Pernigotti e Iperdì (da cinque mesi senza stipendio) l’assessore agli Affari sociali Felicia Broda ha garantito anche l’impegno del Csp, il consorzio dei servizi sociali: «Vista la situazione eccezionale, abbiamo chiesto ai dirigenti del Csp di derogare al regolamento sull’Isee». Formalmente, infatti, i dipendenti di Pernigotti e Iperdì non sono stati licenziati e si ritrovano in un limbo giuridico.
L’8 gennaio, al ministero del Lavoro, ci sarà un incontro per discutere della cassa integrazione (che l’azienda ha chiesto per “cessazione” mentre i sindacati vorrebbero per “ristrutturazione”). Pietro Pellegrini, della segreteria nazionale Uila-Uil, ai microfoni di Uno Mattina ha auspicato che nel frattempo il vicepremier Luigi Di Maio mantenga la sua promessa: «Attendiamo la presentazione del disegno di legge che leghi i marchi storici italiani al territorio di riferimento».
Fondo di solidarietà per i lavoratori Pernigotti e Iperdì, conto corrente intestato alla Caritas Diocesana di Tortona: lban IT48N 03111 48420 00000 0000838.