Pernigotti, un mese per far cambiare idea all’azienda ma la strada è in salita
E' tutta in salita la strada per i lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. Il 5 febbraio a Roma la firma per la cassa integrazione: nel frattempo si riuscirà a convincere i turchi a vendere? L'azienda ha contro governo e istituzioni, ma finora ha tirato dritto
E' tutta in salita la strada per i lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. Il 5 febbraio a Roma la firma per la cassa integrazione: nel frattempo si riuscirà a convincere i turchi a vendere? L'azienda ha contro governo e istituzioni, ma finora ha tirato dritto
NOVI LIGURE – Di ritorno da Roma la delusione è palpabile, specialmente dopo le parole del vicepremier Luigi Di Maio di sabato, che avevano restituito un po’ di speranza ai lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. L’incontro al ministero del Lavoro, invece, non è andato come sperato. L’azienda si rifiuta di vendere il marchio e lascia come unica opzione quella della cassa integrazione per cessazione, che il prossimo 5 febbraio i sindacati saranno sostanzialmente costretti a firmare. «Ma abbiamo ancora un mese di tempo – dice Tiziano Crocco, segretario provinciale della Uila-Uil, ieri a Roma insieme ai colleghi Marco Malpassi (Flai-Cgil) e Enzo Medicina (Fai-Cisl) – Rimarremo in contatto con l’advisor e con le istituzioni per verificare le opzioni sul tavolo e quelle che dovessero presentarsi nel frattempo».
Advisor che, nominato il 17 dicembre scorso e tenendo conto delle festività natalizie, ha avuto davvero poco tempo a disposizione per lavorare, tanto che il sindaco Rocchino Muliere, presente ieri al ministero, ha giudicato la sua relazione «molto parziale». Per il primo cittadino, l’unica soluzione per salvaguardare i posti di lavoro sarebbe che «la proprietà decida di cedere il marchio e lo stabilimento», mentre viene giudicata «fallimentare e difficile da attuare» la proposta di terziarizzazione della produzione.

«L’esito della riunione non è stato quello sperato, anche perché la proprietà ha continuato a chiudere all’ipotesi di cessione del marchio – ha affermato l’assessore regionale Gianna Pentenero – Mi auguro che l’azienda riveda la propria posizione».
Massimo Berutti, senatore di Forza Italia, se l’è presa con Di Maio: «Al di là delle promesse sbandierate dal vicepremier, non c’è stato alcun passo avanti concreto sulla vicenda Pernigotti. I lavoratori sono senza stipendio, la cassa integrazione per cessazione resta sul tavolo e non c’è alcuna traccia di ipotesi di vendita del marchio. Evidentemente Di Maio non è riuscito a incidere con la proprietà per ottenere le cose che contano. Se si continua così si firmerà la cassa integrazione per cessazione senza nessun vero risultato».
Oggi, intanto, in stabilimento è prevista una riunione con i sindacati per illustrare nel dettaglio quanto emerso dal vertice al ministero, mentre in città proseguono le iniziative di solidarietà per i lavoratori Pernigotti (e Iperdì): il conto corrente aperto dalla Caritas diocesana ha raggiunto i 44 mila euro e domenica 13 gennaio grazie alla manifestazione podistica “Correre per…” si punta a incrementare questa cifra.