Canestrelli e lavoro, i fornai novesi aprono le porte ai più deboli
I fornai di Novi Ligure aprono le porte alle persone affette da disagio psichico, grazie a un progetto che vede coinvolti la cooperativa Pazza Idea e Roberto Moro, autore del volume "Il canestrello: un prodotto tipico nel novese"
I fornai di Novi Ligure aprono le porte alle persone affette da disagio psichico, grazie a un progetto che vede coinvolti la cooperativa Pazza Idea e Roberto Moro, autore del volume "Il canestrello: un prodotto tipico nel novese"
SERRAVALLE SCRIVIA – Cosa lega i canestrelli a una cooperativa sociale che si occupa di sostegno alle persone affette da disagio psichico? Un libro, e per la precisione quello scritto dal valborberino Roberto Moro. Il volume “Il canestrello: un prodotto tipico nel novese” – che sarà presentato stasera, venerdì 15 febbraio alle 21.00 presso la biblioteca di Serravalle Scrivia – sostiene infatti con i proventi della vendita il progetto “La pazza idea dei canestrelli”, tramite il quale alcuni fornai formeranno i ragazzi della cooperativa sociale Pazza Idea di Novi Ligure e insegneranno loro a fare canestrelli.
Prodotto antichissimo («esiste anche un mosaico di epoca romana in cui si vede una ciambella», spiega Moro), il canestrello è un cibo dalla pratica forma ad anello: chi non ricorda ad esempio i canestrelli legati insieme con un filo e appesi alla bancarella di Plinio Bruni, all’inizio di via Girardengo? Ma la forma è anche simbolo: ricorda il sole disegnato come un cerchio o una spirale dai popoli primitivi, o il nido di un uccello.

Roberto Moro, dirigente comunale a Novi dove vive dal 1991, è nato a Genova 55 anni fa ma ha tutte le sue radici a Persi, in val Borbera. Ama cucinare e da sempre si interessa al sociale e ai deboli: non è un caso quindi che i proventi del suo libro siano destinati alla cooperativa sociale Pazza Idea. Nata come “costola” dell’associazione di volontariato “Il tiretto” di Ovada (da vent’anni al fianco dei familiari di persone affette da disagio psichico), ha creato nel 2009 un gruppo appartamento a Voltaggio, in convenzione con l’Asl, in cui far transitare i pazienti che uscivano dalla comunità “Alba Chiara” per la riabilitazione. Nel 2012 è stato aperto un secondo gruppo appartamento sempre a Voltaggio e nel 2015 l’attività è stata trasferita a Novi Ligure.
Una tassello fondamentale del processo di riabilitazione è quello del lavoro: «Le persone affette da disagio psichico faticano ad accedere al mondo del lavoro, spesso a causa di pregiudizi – spiega la presidente Simona Bianchi, psicologa novese, 34 anni – Grazie a familiari, volontari e operatori i pazienti sono stati inseriti in un progetto per la produzione di ortaggi a Lerma. Poi l’attività si è ingrandita e dal 2017 coltivano anche terreni a Pasturana, grazie alla collaborazione con Cascina Orto. Oggi stanno lavorando alle certificazioni per ottenere il marchio di prodotti biologici».