La recente serie televisiva britannica Adolescence, distribuita su Netflix, ha acceso un dibattito profondo sulle difficoltà affrontate dagli adolescenti nell’era digitale. Il racconto delle vicende di Jamie Miller, un tredicenne accusato di un crimine drammatico, mette in luce tematiche attuali come la radicalizzazione online, l’influenza dei social media e il senso di isolamento giovanile. Se da un lato questa serie ha sollevato importanti interrogativi sulla condizione giovanile a livello globale, in Italia la questione assume contorni specifici legati a fattori economici, sociali e formativi.
Nel nostro Paese, il 2025 si conferma un anno di profonde trasformazioni per i giovani. I dati ISTAT evidenziano una continua diminuzione della popolazione giovanile, con un calo significativo nella fascia di età 15-34 anni. Questo fenomeno è accompagnato da un aumento del numero di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training), che si attesta al 16,1%, segnale di una transizione scuola-lavoro ancora difficoltosa.
Le famiglie sono sempre più in difficoltà a gestire gli adolescenti, sempre più spesso ci si sente impotenti e si tende ad assecondare le richieste sperando di non peggiorare la situazione.
A questo scenario si aggiungono le insidie del mondo digitale. L’iperconnessione, la diffusione di contenuti estremi e il senso di disorientamento tipico dell’adolescenza sono amplificati da piattaforme che spesso favoriscono dinamiche di isolamento piuttosto che di inclusione. In un contesto simile, diventa fondamentale offrire ai giovani percorsi educativi e professionali che diano loro strumenti concreti per affrontare il futuro. I giovani sono soprattutto fonte di ispirazione per il futuro e detentori della creatività pura: complessi da gestire ma una sfida su cui investire.
La scuola di ogni ordine e grado svolge un ruolo fondamentale per monitorare e fornire il supporto adatto, ma spesso questo non viene colto o non viene attuato e il ragazzo si sente alienato anche in quella situazione. Seguendo la pedagogia di Don Bosco, i centri di formazione professionale CNOSFAP si inseriscono in questo scenario offrendo non solo una preparazione tecnica e pratica per l’introduzione nel mondo del lavoro, ma anche un supporto educativo e valoriale che aiuta i giovani a costruire un’identità solida e consapevole.
Nel CNOS-FAP di Serravalle, essendo un centro di piccole dimensioni, i ragazzi vengono seguiti da vicino, “presi per mano” e accompagnati nel loro percorso. Il “fare con le mani”, ovvero la ricerca del sapere attraverso la pratica, stimola gli adolescenti a sentirsi realizzati e a rincorrere quell’ideale di indipendenza che tutti auspicano di raggiungere attraverso il lavoro costante.
I corsi proposti dal CNOS-FAP in tutta Italia coprono settori chiave dell’economia, tra cui meccanica, elettronica, informatica, ristorazione e servizi alla persona. A Serravalle, in particolare, è attivo il percorso nell’ambito dei servizi di vendita con il corso per “Operatore ai servizi di vendita“. Grazie a un metodo formativo basato sull’accompagnamento personale, gli studenti non solo acquisiscono competenze tecniche, ma vengono anche guidati nello sviluppo di soft skills fondamentali come il lavoro di squadra, la responsabilità e la capacità di adattamento.
Attraverso gli stage in aziende del territorio, come outlet e negozi al dettaglio, gli aspiranti venditori entrano in contatto diretto con il mondo del lavoro, aumentando le loro possibilità di essere assunti. Al quarto anno, gli studenti diplomati con il diploma professionale statale di primo livello possono scegliere se iniziare a lavorare o proseguire gli studi per conseguire il diploma di maturità statale.
Se la serie Adolescence ha mostrato i rischi dell’assenza di punti di riferimento per gli adolescenti, la formazione salesiana si pone come un’alternativa solida per i giovani italiani. Nei CFP, i ragazzi trovano educatori capaci di ascoltarli e orientarli, affinché non cadano in situazioni di marginalità o isolamento. L’approccio preventivo salesiano, basato sulla ragione, la religione e l’amorevolezza, risulta particolarmente efficace nell’era digitale, dove è essenziale fornire modelli educativi positivi, reti di supporto solide e lavorare sull’educazione affettiva e di relazione.
Investire in percorsi di formazione professionale non significa solo offrire un lavoro ai giovani, ma anche aiutarli a costruire una vita fondata su valori, competenze e relazioni autentiche.
In un periodo in cui l’educazione e l’accompagnamento sembrano più necessari che mai, la tradizione salesiana dimostra ancora una volta di essere una risorsa preziosa per il futuro delle nuove generazioni.
CFP DI SERRAVALLE SCRIVIA
Via Romita, 67
Tel. 0143686465